Running in the paradise day 2 & 3
La mattina il risveglio ha l’alcol in bocca… Nella tenda è caldissimo, per fortuna non abbiamo dormito sulla sabbia, probabilmente saremmo morti disidratati. Il vino in cartone, il così chiamato Goon è una bomba che è in grado di darti il più forte angover della tua vita, credetemi. Noi ragazzi siamo fortemente provati.
Mi guardo intorno, Giulio dorme ancora con aria sofferente, davide è rannicchiato come se volesse morire, di Tony non avverto alcun suono dall'altra tenda, sento solo la voce delle ragazze.
Faccio uno sforzo immondo a staccarmi dall’appiccicume del materassino sgonfiatosi durante la notte e che ormai mi aveva avvolto come celofan . Esco assonnato, il sole trapela tra gli alberi, mi rallegro della bella giornata. Faccio due metri verso la colazione che i nostri angeli ci stavano amorevolmente preparando. Elena mi si avvicina con occhi iniettati di sconforto. Faccio fatica a vederla, ho ancora battiti del cuore forti nel cranio e gli occhi socchiusi. Mi dice sconfortata…c’è il lucertolone che lecca la padella dove abbiamo fatto gli hamburger…le chiedo un secondo per capire chi sono e cercare un bastone per mandare via quel dinosauro che si stava leccando la padella con gusto. Mi avvicino e lo osservo, sembrava il cane di mio zio che lecca il grasso post barbecue, poveretto penso, non ha idea del mal di pancia che gli verrà. Stendo il bastone e inizio a invadere il suo spazio per cercare di intimorire quella versione ingrandita di lucertola che da piccolo mi divertivo a catturare. Questa volta l’impresa è molto più ardua. La bestiola mi guarda un po’ indifferente, ma sembra aver capito che la festa è finita, accenna un passo verso di me e si becca un lieve bastonata in faccia, non voglio farla incazzare, sembra correre alquanto veloce e un morso di quel mostriciattolo non deve essere piacevole.Però voglio anche andare a fare colazione, voglio il latte e caffè, soprattutto il caffè. L’animale mi guarda come per dire …che ubriacone ma vai a lavurà! E si allontana.
Marta che il ieri aveva screditato il valore di una vacanza al resort esaltando la bellezza dello stare nel bel mezzo della natura soli con le propie forze oggi ha nettamente cambiato idea ...
Mi guardo intorno, Giulio dorme ancora con aria sofferente, davide è rannicchiato come se volesse morire, di Tony non avverto alcun suono dall'altra tenda, sento solo la voce delle ragazze.
Faccio uno sforzo immondo a staccarmi dall’appiccicume del materassino sgonfiatosi durante la notte e che ormai mi aveva avvolto come celofan . Esco assonnato, il sole trapela tra gli alberi, mi rallegro della bella giornata. Faccio due metri verso la colazione che i nostri angeli ci stavano amorevolmente preparando. Elena mi si avvicina con occhi iniettati di sconforto. Faccio fatica a vederla, ho ancora battiti del cuore forti nel cranio e gli occhi socchiusi. Mi dice sconfortata…c’è il lucertolone che lecca la padella dove abbiamo fatto gli hamburger…le chiedo un secondo per capire chi sono e cercare un bastone per mandare via quel dinosauro che si stava leccando la padella con gusto. Mi avvicino e lo osservo, sembrava il cane di mio zio che lecca il grasso post barbecue, poveretto penso, non ha idea del mal di pancia che gli verrà. Stendo il bastone e inizio a invadere il suo spazio per cercare di intimorire quella versione ingrandita di lucertola che da piccolo mi divertivo a catturare. Questa volta l’impresa è molto più ardua. La bestiola mi guarda un po’ indifferente, ma sembra aver capito che la festa è finita, accenna un passo verso di me e si becca un lieve bastonata in faccia, non voglio farla incazzare, sembra correre alquanto veloce e un morso di quel mostriciattolo non deve essere piacevole.Però voglio anche andare a fare colazione, voglio il latte e caffè, soprattutto il caffè. L’animale mi guarda come per dire …che ubriacone ma vai a lavurà! E si allontana.
Marta che il ieri aveva screditato il valore di una vacanza al resort esaltando la bellezza dello stare nel bel mezzo della natura soli con le propie forze oggi ha nettamente cambiato idea ...
Torno al tavolino dove latte e biscotti mi attendono e mi ricordo di aver comprato una merendina Picnic per la colazione, l’avevo comprata proprio per oggi. Focalizzo le idee e ricordo, è nella mia tracolla di cotone. Mi dirigo verso di lei pregustandone il sapore inzuppata nel latte e caffè. Apro la tracolla e li capisco che quella mattina …era una mattina di merda. Il mal di testa pulsava forte e la tracolla era piena di formiche, sul fondo aveva un buco, un buco grosso, un buco da sorcio, da sorcio maledetto! Mi aveva fregato il mio Picnic! Le ragazze mi informeranno che ore più tardi troveranno la carta sulla spiaggia.
La mattina con Davide ci rimettiamo a fare snorkeling mentre gli altri sono a giocare a racchettoni e a prendere il sole. I fondali di Whitehaven sono fantastici, anche se l’acqua è opaca, basta allontanarsi un attimo dalla spiaggia andare verso la scogliera con le nostre tutine J e si vedono pesci, piccole razze un’aragosta e vari coralli.
Proprio mentre stavo andando giù per vedere da vicino uno strano pesce simile a un sasso la luce cambia di colpo. Una strana ombra mi passa sopra, perfetto, uno squalo penso. Sono fottuto. Ricordo che il ragazzo sulla nave mi disse che la spiaggia è relativamente sicura a parte le meduse che però non arrivano a settembre, lo maledico.
Ho paura, mi volto di colpo pensando che in mano ho solo la macchinetta di Elena per proteggermi. Bene, in poche parole sono disarmato, gli istanti sembrano lunghissimi. Mi volto terrorizzato e la paura lascia spazio allo sgomento. Non potevo credere a quello che stavo vedendo, Davide era una decina di metri più in là, io ero lì solo a tre metri sotto il mare, i raggi del sole trapelano ondeggianti e illuminano la sagoma di una magnifica tartaruga.
Era enorme, grossa quanto metà me. Preso prima dalla paura poi dall’eccitazione avevo dimenticato che ero ancora sotto l’acqua. Riemergo per prendere fiato e faccio un urlo sperando che Davide mi senta. Poi torno giù, da quella maestosa creatura che quasi indifferente mi nuotava a 20 centimetri di distanza, la guardo e le faccio un paio di foto. E’ bellissima, elegante nei movimenti e imponente. Torno su riprendo fiato e vedo Davide che ammira l’animale con sgomento. Scendiamo insieme un’altra volta e l’accarezziamo. Lei fà un cenno di spavento ma poi torna alla sua normale andatura. Toccarle la testa e poi il guscio mi fa veramente realizzare della meraviglia di quel posto. Continuiamo con dei su e giù senza sosta. E’ troppo bello, in quei momenti la mente non pensa, è in pura estasi. Dopo un po’ inizia a far freddo , le tutine J sono per nulla termiche, provo un’ultima cosa prima di andare via. Prendo un bel respiro e giù di nuovo. Mi avvicino e l’ aggrappo dalle due estremità laterali del guscio, questa volta la tartaruga si spaventa e da due pinnate forti in cui mi spinge con lei verso il fondo.
Surfare una tartaruga è stata finora la cosa più bella mai fatta. Lei continua a spingere, io sono super gasato, ma non voglio spaventarla, alla fine le voglio bene, ci ha resi felici con il semplice fatto di esserci e la lascio andare. Torniamo a riva a mostrare le foto che abbiamo fatto, e ci mettiamo al sole a raccontarci di quanto sia stato fantastico. Siamo due ragazzi felici, non avremmo mai pensato di beccare una tartaruga a una ventina di metri dalla spiaggia. Semplicemente bellissimo!
Passiamo il pomeriggio a rilassarci sulla sabbia con gli altri , avevamo avuto la nostra soddisfazione. Verso le però 2 Giulia ci informa che il posto più bello dell’arcipelago è a 7km da dove eravamo noi sulla stessa isola. Dopo due ore riusciamo finalmente a organizzarci per partire e andare a vederlo. La camminata sulla sabbia regala degli scatti bellissimi , ma 7 km sono tanti, le ragazze iniziano a rallentare, Tony e Davide si sfidano con giochi olimpici primordiali, come il salto in lungo sulla spiaggia, il lancio della noce di cocco e la corsa a ostacoli immaginari. Il posto non arriva mai ed inizia ad imbrunire. Noi ragazzi di ignoranza decidiamo di alzare il passo ed arrivarci per forza, le ragazze abbandonano e tornano alle tende. Dopo circa due ore arriviamo. La vista è un po’ triste, le nuvole coprono il sole che in quel posto potevano regalare colori fantastici, ma fa niente. La sabbia ha piccole sabbie mobili e la marea calante lasciava grandi distese di sabbia, il mare si ritira e la spiaggia si trasforma, diventa simile a un fiume che si stende tra le colline dell’isola, bellissimo anche se il sole non splende.
Pensiamo che fare un bagno li sia la dovuta ricompensa per la dura traversata. Ormai è l’imbrunire le nuvole si avvicinano, non vogliamo bagnare il costume, ci metterebbe una vita ad asciugarsi. Va bene decidiamo di farlo comunque , siamo immersi nella pura natura, non c’è un’anima, facciamo questo bagno come mamma ci ha fatti. Carichi corriamo verso il mare, ci tuffiamo e subito la corrente ci trascina dieci metri più avanti. Terrorizzati usciamo immediatamente, è stato bello anche se è durato poco, ma la corrente di risucchio era fortissima, e l’idea di finire al largo come mamma ci ha fatti non era allettante.
Usciamo ci rivestiamo e osserviamo il cielo che nel frattempo era diventato alquanto minaccioso… preoccupati per le macchinette fotografiche ci dirigiamo a passo svelto verso la base…7 km e a distanza il cielo inizia a tirar dei fulmini poco amichevoli…dopo una mezzoretta di camminata veloce il cielo è tutto buio i fulmini accendono la spiaggia di un colore bluastro, noi siamo preoccupati, pensiamo a come proteggere le macchinette fotografiche se venisse giù un altro diluvio. Ci rendiamo conto che se piove prima o dopo si bagneranno e saranno da cestinare. Decidiamo di correre e accompagnati dal ritmo dell’inno nazionale cantato a squarciagola, che riecheggia per l’isola deserta, come marines percorriamo gli ultimi chilometri correndo, cantando e illuminati con una piccola torcia che mi porto sempre dietro nel marsupio della fotocamera, ora so come si allenano i corpi speciali. Una barchetta costeggia la spiaggia e ci illumina senza considerare più di tanto che fossimo un po’ di fretta e spaventati dai fulmini tira dritta senza neanche chiedere se volevamo un passaggio che avremmo accettato anche se alla guida vi fosse stato il più brutto degli scafisti che portano gli immigrati in Italia. Ma nulla, ci punta il farò e se ne và. La nostra immagine, 4 ragazzi che corrono cantando Mameli deve averli preoccupati... Corriamo senza tener conto delle caviglie che fan male e del fiato che non tiene.
Riusciamo ad arrivare alle tende 30 secondi prima che venisse giù il diluvio, due ore di pioggia in cui riparati sotto il nostro telone verde mangiamo con facce esauste e terrorizzate. Le gambe fanno malissimo e le energie sono a zero. Ci concediamo un altro mojito e quattro chiacchere prima di tornare a dormire con il temporale che ormai passato lascia le le stelle che tornano a brillare.
Day 3
Le ossa fanno male, ma oggi si va via da questo paradiso mascherato da inferno. Dobbiamo smontare tutto, riporre le cose nella magica valigia di Alice e svuotare le innumerevoli scorte d'acqua chwe ci erano state fornite. Ci concediamo una doccia improvvisata col mio metodo busta bucata piena d'acqua. L'acqua è più gelida del solito, non ha avuto il tempo di scaldarsi al sole, è troppo presto, troppo per i nostri standard. Il bangnoschiuma al miele è una trappola mortale contro le api che per tutti i 3 giorni ci hanno minacciato. Antonio indossa la camicietta delle grandi occasioni per il ritorno alla civiltà presentandosi con un'aspetto impeccabile, lo sguardo di Giada, che sembrava aver molto apprezzato la vacanza è comunque notevolmente sollevato. Marta sorride al sole pensando al piacere di una doccia calda, io sono combattuto, voglio vedere ciò che la vacanza ancora ci nasconde ma iniziavo ad affezzionarmi a quella spiaggia stupenda.
Il capitano del nostro mezzo da sbarco arriva puntualissimo alle 9 carica su l'altro gruppo, noi siamo come sempre in ritardo. Porto con Antonio la valigia pesante sulla barca, la la prora scalpita per il mare un pò agitato. Faccio un complimento/presa in giro alla camicetta di Antonio che dopo aver apprezzato con aria fiera si fà una risata e per poco fà cadere la valigia.
Riusciamo a rimetterci insieme e salpiamo. Appena usciti dalla zona in cui il mare era protetto le onde iniziano a divenire imponenti. La barchetta sembra ribaltarsi. Il gruppo di altri ragazzi che erano sulla nostra spiaggia fanno gli spavaldi e affrontano il mare dalla prua della barca. Il mare è veramente grosso, si sobbalza seriamente e in un momento critico in cui ho temuto veramente che la barca si ribaltasse uno dei ragazzi riscia di finire in acqua. Nel mentre un terzo tizio si regge stoico a una trave della nave e si becca il mare diritto in faccia, ma sembra piacergli assai.
Io mi volto per guardare Antonio per lo spavento dovuto all'ultimo sobbalzo e osservo la sua espressione, sconfortata e impotente. La sua camicia, nuova, pulita, tenuta in caldo propio per tornare alla civilta era completamente fradicia. Io non posso che ridere e ciò non fà altro che accrescere la sua espressione sconfortata.
Dopo altre due ore di rally in mare riusciamo a riapprodare al porto, in anticipo rispetto ai nostri piani, riaggiorniamo il nostro itinerario decidendo di fermarci ad una meta che fosse più vicina a Cairns rispetto a quella che avevamo pianificato in precedenza.
Carichiamo nuovamente Gallina pazza e Horny chicken, i nostri fedelissimi van, facciamo partire la musica ad alto volume, check con la radiolina e via, si riparte.
Ci lasciamo alle spalle un paradiso di isola, un tempo variabile come pochi e tanti bei ricordi da custodire.
Prossima meta un camping prenotato a caso per fermarci la notte ed arrivare il giorno dopo a Cairns. Che bella vita!
Day 3
Le ossa fanno male, ma oggi si va via da questo paradiso mascherato da inferno. Dobbiamo smontare tutto, riporre le cose nella magica valigia di Alice e svuotare le innumerevoli scorte d'acqua chwe ci erano state fornite. Ci concediamo una doccia improvvisata col mio metodo busta bucata piena d'acqua. L'acqua è più gelida del solito, non ha avuto il tempo di scaldarsi al sole, è troppo presto, troppo per i nostri standard. Il bangnoschiuma al miele è una trappola mortale contro le api che per tutti i 3 giorni ci hanno minacciato. Antonio indossa la camicietta delle grandi occasioni per il ritorno alla civiltà presentandosi con un'aspetto impeccabile, lo sguardo di Giada, che sembrava aver molto apprezzato la vacanza è comunque notevolmente sollevato. Marta sorride al sole pensando al piacere di una doccia calda, io sono combattuto, voglio vedere ciò che la vacanza ancora ci nasconde ma iniziavo ad affezzionarmi a quella spiaggia stupenda.
Il capitano del nostro mezzo da sbarco arriva puntualissimo alle 9 carica su l'altro gruppo, noi siamo come sempre in ritardo. Porto con Antonio la valigia pesante sulla barca, la la prora scalpita per il mare un pò agitato. Faccio un complimento/presa in giro alla camicetta di Antonio che dopo aver apprezzato con aria fiera si fà una risata e per poco fà cadere la valigia.
Riusciamo a rimetterci insieme e salpiamo. Appena usciti dalla zona in cui il mare era protetto le onde iniziano a divenire imponenti. La barchetta sembra ribaltarsi. Il gruppo di altri ragazzi che erano sulla nostra spiaggia fanno gli spavaldi e affrontano il mare dalla prua della barca. Il mare è veramente grosso, si sobbalza seriamente e in un momento critico in cui ho temuto veramente che la barca si ribaltasse uno dei ragazzi riscia di finire in acqua. Nel mentre un terzo tizio si regge stoico a una trave della nave e si becca il mare diritto in faccia, ma sembra piacergli assai.
Io mi volto per guardare Antonio per lo spavento dovuto all'ultimo sobbalzo e osservo la sua espressione, sconfortata e impotente. La sua camicia, nuova, pulita, tenuta in caldo propio per tornare alla civilta era completamente fradicia. Io non posso che ridere e ciò non fà altro che accrescere la sua espressione sconfortata.
Dopo altre due ore di rally in mare riusciamo a riapprodare al porto, in anticipo rispetto ai nostri piani, riaggiorniamo il nostro itinerario decidendo di fermarci ad una meta che fosse più vicina a Cairns rispetto a quella che avevamo pianificato in precedenza.
Carichiamo nuovamente Gallina pazza e Horny chicken, i nostri fedelissimi van, facciamo partire la musica ad alto volume, check con la radiolina e via, si riparte.
Ci lasciamo alle spalle un paradiso di isola, un tempo variabile come pochi e tanti bei ricordi da custodire.
Prossima meta un camping prenotato a caso per fermarci la notte ed arrivare il giorno dopo a Cairns. Che bella vita!
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