domenica 28 novembre 2010

The best way to predict your future is to create it! Part 4 of 7

Running in the Paradise Day 1

La nebbia ci fa paura oggi. Le distese di nebbia stile Val Padana non sono proprio il miglior preavviso per poter arrivare ad Airlie beach in tempo per prendere il traghetto. Sono le sei e mezza di mattina e il silenzio della gente che dorme lascia tutto il tempo alla mia testa di pensare che se continuiamo così ci mettiamo più di due ore ad arrivare, perdendo quindi il traghetto, facendo niente altro che accrescere l’ansia.
Fortunatamente dopo una quarantina di minuti la nebbia sembra alzarsi, una sensazione di libertà e spazio mi rassicura, la strada è scorrevole, il traffico non è intenso e Davide ha un ritmo velocissimo, fa da apripista perfetto, tiene una media dei 120 e Horny chicken fa quasi fatica a stragli dietro. Ma va bene così penso, recupereremo il tempo perso nella nebbia ed abbiamo una chance di arrivare per tempo.

Ci ricordiamo che non sappiamo bene dove salpa la nave che ci porterà alle Withsundays. Telefoniamo e scopriamo che il molo è 10 km oltre Airlie. Bene … l’ultimo tratto di strada si districa tra delle colline, la strada è piena di curve e spesso costeggia piccoli strapiombi, Davide nonostante abbia notevolmente ridotto la velocità continua a dettare il passo ad un ritmo che va ben oltre la soglia di sicurezza per quelle strade, Gallina pazza tiene bene la strada, Antonio invece fa un po’ più fatica a stargli dietro con il volante di Horny Chicken che trema pesantemente ad ogni frenata e tener lo stesso ritmo di Davide è praticamente impossibile, gli informiamo via radio che la nostra monoposto non è in forma e che dobbiamo tenere il ritmo più lento, vadano avanti loro e ci informino quando la strada è più tranquilla per poter schiacciare un po’ con l’accelleratore. Ormai avevamo adottato una tecnica di sorpasso militare. Quando trovavamo di fronte mezzi pesanti o auto con caravan o barche a rimorchio il van di testa superava con un po’ di fatica il tardone di turno, nel mentre il secondo van attendeva in coda. Il van che completava il sorpasso andava poi avanti per un km e avvertiva il socio rimasto dietro se la strada e il traffico davano il tempo anche al secondo di superare. Ormai eravamo padroni di questa tecnica e ogni nostosorpasso che purtroppo impiegava più di un minuto per essere completato, le nostre galline avevano il culo pesante, era comunque svolto in relativa sicurezza.

Dopo la tratta montana riusciamo ad arrivare al molo, scarichiamo il necessario, lasciamo un van al parcheggio, ma ci ricordiamo che non abbiamo un pallone ne un fresbee ne racchettoni… un sacco di alcol, un sacco di cibo e successivamente sotto la supervisione di Giulio, 3 bare piene fino all’orlo di ghiaccio. Il desiderio di Giulio e le sue bare di ghiaccio è stato esaudito. Il suo volto ha un aria fiera e soddisfatta e gli occhi spalancati fanno trapelare la soddisfazione che il ragazzo stava provando quando in alcuni momenti di tentazione apriva quegli scrigni e vedeva le sue scorte di birra immerse in quei cubi di ghiaccio ... il principe aveva il suo tesoro, e ne era veramente felice.

Davide propone di fare un salto indietro ad Airlie per provare a comprare i racchettoni o un pallone e un fresbee e soprattutto cosa più importante, la menta per i Mojito! Io mi ricordo che i miei infradito mi avevano appena tradito il giorno prima e mi offro di andare con lui, nel mentre gli altri gestivano un po’ il carico, Davide con motore rombante si affianca, abbiamo fretta e le sue sgasate  mettono fretta. Il van viene scaricato in un tempo record stile pit stop di formula1. Salto su è il ragazzo parte senza perdere tempo…i dieci km dal molo ad Airlye li facciamo in 15 minuti che credo di aver fatto in apnea… Il van è super a sinistra , Davide usa le marce ridotte per far si che Gallina pazza abbia un buona ripresa per superare senza scupoli ogni tipo di mezzo ci si parasse davanti. Io lo lascio concentrato, abbiamo fretta e continuando a guardare la strada, pregavo. A sinistra vi era solo un pericolante guard rail come divisorio tra l’asfalto e la vegetazione della collina che ripida finiva in mare. Pregavo, non respiravo e pensavo…maledette infradito e maledetti mojto…

Arriviamo sani e salvi a Airlie abbiamo ancora 30 minuti prima dell’orario di partenza, ci fiondiamo a cercare la menta, cerchiamo di spiegare alla cassiera che  non la troviamo , inizialmente lei ci mostra il succo di menta, e ovviamente sconfortati decliniamo il prodotto, prendiamo un surrogato di succo alla fragola, almeno potevano ancora provare a fare in Caipirosca, ma alla cassa la seconda cassiera mentre gli dicevamo dove andavamo e che ci spiace non aver trovato la menta per il mojto, la ragazza relativamente giovane solleva lo sguardo e si illumina, MOJITO? MINT? Ooooooo yeah! Of course , now i know” non curante della coda dietro di noi corre via verso il banco frigo strillando qualcosa alla sua collega che ci guarda sorridente, torna dopo un minuto in cui chiunque avreppe poturo arraffare qualunque cosa e andare via, nessuno si è scomposto. Sembrava quasi normale concedere a due poveretti il diritto di non creare caos per permettergli di godersi un mojito in spiaggia … La ragazza torna, ha in mano un pacchettino verde, io e Davide osserviamo quel verde intenso con gli stessi occhi che aveva Giulio guadrando il suo monte di ghiaccio. Avevamo la menta, corro in un negozio a comprare dei racchettoni, fresbee, infradito e chiedo anche se avevano un costume, richiesto all’ultimo minuto, troviamo tutto, tranne il costume, ci sentiamo degli eroi, ma per non fallire sul più bello dobbiamo arrivare in tempo.
La strada è trafficata ad Airlie, io e Davide ci guardiamo, e come veterani di guerra non curanti delle pallottole ci facciamo un cenno, e ci buttiamo nel traffico, un paio di clacson, e un po’ di strizza ma riusciamo a raggiungere il nostro van. Col lastessa tecnica aggressiva , stile autista romano, ci buttiamo in strada , clacson, ma nulla di grave, abbiamo fretta la strada è per noi e deve essere addentata. Abbiamo gli occhi di due paramedici che portano un organo da trapiantare in una scatoletta, la nostra però conteneva della menta fresca , dei racchettoni e un fresbee. Stesso stile di guida dell'andata, stessa apnea e stesse preghiere che mi avevano fatto arrivane sano e salvo ad Airlie. Riusciamo ad arrivare in tempo e vittoriosi, un bravi da parte degli altri ci ripaga del rischio corso. Nonostante tutta la fatica per arrivare in tempo, la tizia che affittava mute protettive anti cubo meduse, e gli strumenti per fare snorkeling è lenta come poche cassiere al mondo, sembra non gliene freghi nulla che suo marito, il capitano della nave, stia sbottando contro di noi e altri turisti aspettano solo che noi saliamo… Mentre guardo il suo modo di fare i conti, che consisteva nello scrivere per ogni persona lo stesso tipo di calcolo fatto per la precedente, stesso importo , stessa procedura. Solo che la nostra piccola genietta trascrisse i risultati per 9 volte anzicche scrivere una volta sola dicendo questo è quanto costa a testa…va bhè, se penso che ho fatto la strada pregando per arrivare in tempo mi viene da strangolarla, lo stanzino dove fa i conti è caldissimo, sembra una sauna naturale, mi affretto a pagare la mia parte ed aiuto gli altri a caricare tutto alla meno peggio sulla barca che ci portera su whiteheven, la spiaggia più bella di tutto l’arcipelago, la prescelta di 60 isole definite uno dei posti più belli al mondo.

Siamo tutti stanchi, ma tutti guardiamo il cielo che con nuvoloni grigi incute terrore…lo sguardo di Elena è triste osserva il grigiume verso cui ci indirizziamo, Tony e Davide si godono il meritato riposo dopo due ore di guida col cuore in gola. Io resto un po’ sveglio a chiaccerare con gli altri e a godermi le oscillazioni di quella barchina di 7 metri che affronta l’oceano senza troppi timori. E' lo stipo di imbarcazione da sbarco in normandia, rozza, rumorosa e intramente in acciaio, la prora della barca si abbassava a mo di ponte levatoio e i soldati ( noi) erano pronti all’imbarco e allo sbarco.
Il viaggio è lungo, ci vorranno due ore circa per arrivare alla nostra isola, gli altri turisti sulla nave, una famigliola con 2 bambie carinissime, alcuni anziani e un'altra coppia scendono in altre spiagge, la nostra è l’ultima meta. Intanto la pioggia inizia a diventare seria, porca vacca piove! Elena ha uno sguardo sconfortato, sembra dica che cavolo facciamo 2 giorni su un isola deserta senza ombrelli ne altro per proteggerci, solo 3 tende minuscole. Io ho più o meno lo stesso tipo di pensieri ma mi ricordo però che avevamo il telo verde, un telone 4 metri per quattro comprato come base della nostra tenda. È un telo impermeabile penso, ricordo che le ragazze avevano pensato di comprate dei cavi per stendere i panni, e penso che in qualche modo con l'aiuto degli alberi avremmo potuto creare una specie di protezione. Comunico a Elena l’idea, ma non la rassicuro molto, sono però sicuro che tutti staremo meglio se usiamo quei cavi per creare una specie di tetto vicino le tende. Nel frattempo siamo tutti a poppa, l’unica parte coperta della piccola imbarcazione si trova li, ora piove veramente tanto, osservo i nostri sguardi tristi ma una cosa ci regala nuovamente il sorriso. Giulia! Giulia dormiva profondamente, non importava che la barca sbattesse pesantemente di pancia sul mare, la pioggia scrosciante su di lei e il freddo, no! Lei era ancora a prua, distesa sotto l'acquazzone , viso al cielo, cappellino e occhi chiusi…dormiva, incurande dell’essere fradicia. Si sveglierà solo quando va barca bruscamente approccia la spiaggia di Whiteheven. Il capitano ci saluta dopo aver scaricato la nostra roba, pinne, cibo, una valigia nera super fashion piena di vari oggetti strategici e 12 damigiane di plastica da 15 litri piene d’acqua “potabile”. L'uomo dal volto provato dal mare ci osserva ed esclama con un sorriso “ ci vediamo fra due giorni, buona fortuna!” innesca la retro e se ne và.

Siamo in spiaggia, la pioggia è cessata per un attimo, ma ci sentiamo spiazzati. La spaiggia è bella, ma non c’è il sole, ci precipitiamo verso la zona attrezzata per il campeggio, e pensiamo subito…attrezzata?
Il posto aveva solo una serie di piccoli spiazzi dove piantare un tot di tende, un tavolo basso in legno e un solo bagno a una cinquantina di metri dal nostro punto…bene… capiamo subito che la situazione sarà selvaggia. Piazziamo le tende e parlo con Davide del telo da usare come tetto se piove. Il nostro McGiver tira fuori lo stesso coltellino delle ananas e inizia a segare un paio di rami, li piazza in contrasto con il tavolino piglia le corde e in 15 minuti aveva creato il riparo perfetto, che ci salverà la vita la sera seguente. Dovrebbe essere nominato a mio parere capo della protezione civile, il livello di efficienza è stato incredibile, un tempo di risposta minimo e la qualità della struttura era massima. Chapeau a Davide. La pioggia non era più così una minaccia. Il tempo di respirare un attimo e sentiamo dei rumori dietro la tenda più vicina alla spiaggia.
Ci voltiamo tutti ... E' un drago ... si un drago! Un lucertolone di 2 metri cammina indisturbato dietro le nostre taniche d’acqua. L’incredulità generale prende voce nell’espressione di Giulio che esclama in toscano “PORCA PHUTTANA RAGAZZI !”.
Io corro a prendere la macchinetta fotografica credendo che quella fosse una delle poche volte in cui avrei visto quel drago... ma in realta scopriremo che avevamo piazzato le tende proprio nel suo territorio, passeremo i successivi giorni a duellare con lui e la sua famiglia per fargli capire che quello ormai era diventato il nostro spazio.

Finito di piazzare il tutto, ci tuffiamo in mare. In teoria l’oceano in quelle zone non è tranquillo, ci sono squali e soprattutto le terribili Cubomeduse, meduse lunge anche fino a tre metri, capaci di uccidere un uomo in meno di tre minuti con il suo veleno urticante provocando paralisi dell'apparato respiratorio e l'arresto cardiaco. La specie più grande ha veleno urticante a sufficienza da uccidere sessanta persone. Per questo noi abbiamo affittato le tutine che mi piace chiamare tutine J.
Vediamo però che altra gente fa il bagno in mare, chiediamo ad un tizio che ci informa che non è proprio stagione per le meduse, che arrivano di solito verso novembre, non a fine settembre... ci sentiamo più tranquilli e ci tuffiamo. Non ci allontaniamo troppo dalla spiaggia, l’acqua è fresca , ma le nuvole con ci fanno godere appieno di quella nuotata, dopo pochi minuti torna a piovere. Torniamo alle tende e un'acquazzone tropicale ci libera dal sale, penso però che alla fine, se piove , sono già bagnato, tanto vale metter le mute J, che tanto ridicole sembrano e continuare a fare il bagno, magari con la maschera, Giulio è d’accordo e anche tutti gli altri ci seguono. Il bello è che una volta indossate queste mute superaderenti, mi sento come nel film robin hood  un’ uomo in calzamaglia…ridicolo, ma almeno protetto. Mi fa sorridere il fatto che le ragazze una volta indossato questo tessuto spesso 1millimetro si sorprendono del fatto ce non tengano caldo e desistono dall’idea di farsi ancora il bagno. Io e Davide invece siamo super incattiviti e decidiamo da amanti del mare di fare un po’ si snorkeling, indossiamo pinne e maschera e vediamo cosa aveva da offrire quella spiaggia. Ci allontaniamo dagli altri e andiamo seguendo la costa dal lato dove la sabbia termian e iniziano gli scogli, si vedono dei coralli e alcuni pesci, ma l’acqua è un po’ offuscata, decidiamo di cercare di riprovare a venirci domattina con la macchinetta di Elena che fa delle bellissime foto sott’acqua.

Torniamo alle tende e apprtiamo alcuni ritocchi al telo protettivo per far si che l’acqua scoli in un punto perfetto dove non da fastidio a nessuno. Facciamo due risate con gli altri e riavvistiamo il  lucertolone che tranquillissono fende la pioggia con la sul lingua biforcuta.

Gli occhi di Elena sono ancor a un po’ tristi, anche se adesso aveva una specie di tetto dove ripararsi. Effettivamente il posto sotto le tempeste tropicali non è il massimo della bellezza. Tony intanto sfida nuovamente se stesso gonfiando il materassino, che confermera ore dopo di essere bucato…regalando un meraviglioso risveglio accompagnato da mal di schiena e scricchiolii articolari vari.
Passano pochi minuti e fortunatamente le piogge tropicali sono si potenti , ma non durano molto. Un ora dopo il cielo si schiarisce e qualche raggio di sole timidamente sbuca a scaldarci la pelle. Le ragazze ne approfittano per provare a godersi un po’ di sole.
Mi soffermo ad osservare la bellezza di quel posto. Il mare è azzurro limpido, il sole illumina una sabbia cristallina, che ad ogni passo emette un rumore gommoso, come se si stesse camminando su frammenti di gomma, noi eravamo al lato estremo della spiaggia. Da un lato un bellissimo arcobaleno vene fuori dietro gli scogli e le piante, i raggi riflessi colorati contrastano le nuvole nere all’orizzonte. Dall’altro lato la sabbia bianca come la carta riflette il sole che si accinge a calare, l’aria è fresca , sa di pioggia e sale, la sensazione è veramente quella del paradiso. Si sentono le voci degli altri che ridono, mentre ormai tutte le imbarcazioni ormeggiate al largo spariscono e portano via i pochi turisti che hanno sfidato la pioggia. Cala la sera e sulla spiaggia rimaniamo unicamente noi , un altro gruppo di ragazzi e delle persone più adulte ma che se ne tornano nelle loro tende, piantate ben lontano da dove siamo noi.

Mi preoccupo un attimo del livello di solitudine a cui siamo abbandonati, se mai sia succedesse qualsiasi cosa non abbiamo modo di chiamare nessuno, i cellulari non funzionano e non mi stupisco, ma mi aspettavo che almeno vicino ai bagni ci fosse stato un telefono d’emergenza per chiamare terra ferma, invece no … eravamo abbandonati li, per due giorni soli con noi stessi. Per fortuna siamo un gruppo con le palle, ogni uno compensa le carenze degli altri, le ragazze ci nutrono, noi scacciamo gli iguana e costruiamo i ripari.  Tipo primitivi, ma siamo belli così, abbiamo ancora la nostra parvenza di civiltà, un paio di cavi per stendere i vestiti e gli asciugamani che non si asciugheranno mai, i nostri fornelli a gas, le birre, del vino gli hamburger e le nostre digitali per immortalare ogni cosa.

Siamo belli così, penso. Sono felice, la pioggia è lontana il cielo inizia a mostrare le prime stelle. Decidiamo di cucinare in spiaggia, le ragazze, i nostri angeli di salvezza ci preparano hamburger e hotdog, mentre Davide taglia il lime e io spezzetto la menta per goderci un bel Mojito. Finiremo una bottiglia di rum del vino in bottiglia e tutta la cassa del cartone da 4 litri di vino fasullo fermentato con aiuto di uova e noccioline … la schifezza più assurda del mondo. Giulio è felicissimo, un po’ per l’alcol ed un po’ per la bellezza del cielo, guarda in alto ed esclama “ Io stò proprio bene, senti che bella questa sabbia, mi ci voglio rotolare” Ed inizia a rotolare a destra e sinistra in quella sabbia finissima che si attacca rapidamente ai tessuti e alla pelle ma fon la stessa fluidità sciavola via  … ha ragione penso, qui si stà proprio bene.

Davide và un attimo verso le tende per non ricordo quale motivo, e torna da noi preoccupato. Dice ragazzi … ho sentito dei rumori in tenda, andiamo a controllare … nessuna delle ragazze decide di segurici, noi dopo aver mangiato dovevamo dimostrare un po’ la nostra utilità non avendo la minima intenzione di lavare i piatti… andiamo a vedere cosa diavolo cè in quella tenda , prendiamo un bastone, sarà il rè lucertolone che si è infilato dentro? Apriamo lentamente la cerniera e con le torce cerchiamo di capire cosa diavolo ci sia. Sembra tutto fermo… muoviamo le stuoiette usate come materasso, ma nulla. Non faccio in tempo a pensare cosa avrà sentito Davide che vediamo davvero una roba nuoversi. Puntiamo la luce e …Cazzo un Sorcio ! Una pantegana, un ratto! E che ratto, sarà stato di 15 cm senza la coda stava lì al margine della tenda, un po’ intimidito e un po’ non curante della nostra presenza … ci viene in mente di prenderlo, ma poi pensiamo bene che se ci morde potremmo anche beccarci una brutta infezione e in quel posto non avevamo nulla per disinfettarci, a parte l’alcol del rum, e sinceramente preferisco risparmiarlo. Decidiamo di usare il bastone per scacciarlo dalla tenda…

Torniamo dalle ragazze e gli diciamo “ Ragazze cazzo c’era un sorcio!” la loro espressione mi sconcerta, sbigottito penso alla loro risposta. Avevamo appena visto un rè lucertolone passeggiare tra le tende poche ore prima e la loro risposta al fatto che un ratto grosso quanto la mia mano fosse entrato nella nostra tenda è “ Ma figuriamoci , lo dite apposta per spaventarci! “ Spaventarvi penso? Un ratto? Abbiamo affrontato un acquazzone, miliardi di api, un drago, nel mare ci sono squali e meduse e dovremmo spaventarvi con un sorcio? Non capisco il nesso. Gli raccontiamo l’accaduto ma le ragazze continuano a non crederci…ma che cazzo? Giulia dice che la storia di Davide che abbia sentito il sorcio mentre era di là fa acqua da tutte le parti … questa dichiarazione ancora oggi mi fa domandare come possa fare acqua il fatto che tornare in silenzio dicendo di aver sentito dei rumori nel bel mezzo della foresta possa fare acqua… bhò …

Davide poi, l’unico che nonostante amasse auto infierirsi del dolore nei modi più svariati, tipo saltare dalle scale e cadere di schiena, o tagliarsi con le conchiglie eccetera non è proprio il tipo che se ne esce con questo tipo di “scherzone”. Il fatto di essere andato in là aver scacciato un topo per davvero e tornare sperando in un grazie, ma ricevere un non è vero mi delude molto. Giulio allora propone una scommessa, io innervosito dal fatto di non essere creduto lo appoggio. La scommessa proponeva il nostro Rum che in australia costa circa 60 dollarazzi ( noi avevamo una bottiglia in più delle ragazze, che ne avevano voluta comprare solo mezza a metà con noi) se il topo non c’era. Se però vi erano tracce della sua presenza loro dovevano mostrarci le tette. Una scommessa per ridere, le avevamo viste tutto il giorno in costume, e sembrava una cosa simpatica. Però effettivamente la posta in gioco era troppo alta, era l’unica bottiglia di rum su tutta l’isola… Tony e Davide tergiversano. Marta viene a vedere, ma del topo nessuna traccia, il maledetto se n'era andato. La delusione di aver lavorato per loro e doverci perdere del rum ( $60 a bottiglia) mi scoccia. Tony e Davide sono i più innervositi dalla scommessa che effettivamente non avevano proposto ne accettato e si chiamano fuori. Giulio accetta la sconfitta e per far si che Tony e Davide si chiamassero fuori mette la sua parte di quella bottiglia più tutte le sue birre.

A quel punto rimanevo io con la mia coscienza, potevo tranquillamente chiamarmi fuori visto che Giulio si era assunto tutta la colpa di aver giocato il rum senza consulto. Però da me le scommesse sono sacre, se si perdono non si ritrattano. Da me, se un uomo non è disposto a battersi per la sua idea, o non vale niente l’idea o non vale niente l’uomo. Io ero convinto del fatto che le ragazze dovessero esserci riconoscenti per aver scacciato quel topo, l’idea di Giulio mi era sembrata divertente, anche se ci siamo lasciati prendere dalla convinzione che il topo avesse lasciato tracce avevamo scommesso forse una posta troppo alta. Ma ormai era fatta...l’idea valeva, aveva per me il suo perché …  restavo solo io … l’idea era salda. Le persone che non mantengono la parola mi sono sempre state sul cazzo, apprezzo Giulio che stesse sacrificando tutto, ok ho deciso salto dentro con lui anche io. Infondo magari con la luce si vedranno le tracce del topo … chiediamo un atto di clemenza e puntando anche la mia parte chiediamo solo di tirar fuori 4 birre per permetterci di bere qualcosa domani al tramonto. Sapevo che ormai avevamo perso, e mi innervosiva assai l’idea di aver lavorato ed averci anche perso qualcosa, ma almeno mi sentivo apposto con la coscienza di non aver lasciato il principe solo a dar via tutti i suoi averi.

La scommessa era comunque ormai degenerata, non vi era più nulla di divertente. Tony e David che si erano chiamati fuori e qualcuna delle ragazze non accettava la scommessa se non si definiva precisamente cosa significa rosicchiare come traccia … la situazione diventava troppo puntigliosa, una noia da burocrati...che cazzo penso... Anche le altre ragazze che ci avevano seguito nella scommessa iniziano un pò a stufarsi, decidono quindi di andare a dormire. Non era più divertente … peccato … le aiutiamo a portare via le cose e lasciamo la padella con l’unto in disparte, la puliremo domani. Cerco di fare il meno possibile e ancora un po’ scocciato per la perdita vado con Antonio e Davide a fare un giro sulla spiaggia per digerire il quintale di hamburger che avevamo mangiato.

Tornato in spiaggia a guardare le stelle e ad assopirmi nel silenzio di quel posto con Giulio, Tony e Davide. Il prince mi informa che alla fine la scommessa era stata annullata perché fuori dalla tenda il latte era tutto rosicchiato, le ragazze avevan creduto che il topo c'era. Solo che non vi erano tracce dentro la tenda che fossero ancora visibili con il buio. Avevano preferito disdire la scommessa avendo visto che comunque ormai non era più in un contesto divertente come voleva essere sin dall’inizio. Mi felicito della notizia e ci rimettiamo in spiaggia.
Continuiamo a dirci di quanto ci piaccia quel posto, facciamo due gag sul fatto di quanto non ci sia nulla attorno a noi, un'idea che effettivamente ci spaventa oltre che affascinarci.
Giulio ancora con le sue idee apprezzanti della bellezza del posto fa “ Ragazzi dormiano qua, non ho voglia di andare in tenda e qui stò proprio bene”…l’idea non è delle migliori, considerando la velocità con cui il tempo cambia qui, poi dormire all' agghiaccio non è il massimo…il silenzio che segue la sua affermazione è un chiaro segno di non condivisione, ma apprezziamo e condividiamo la passione con cui afferma – io stò proprio bene-.

Dopo poco andiamo anche noi a dormire, domani il tempo non sembra sarà brutto e io e Davide vogliamo andare a fare snorkeling. Col sorriso ci infiliamo tutti in tenda e tristemente ci accorgiamo che il nostro materassino è andato, sgonfio, mentre Tony dall’altra tenda si gode la sua stuoietta morbida noi 3 cerchiamo di trovare la posizione meno scomoda per dormire sulla superficie dura della tenda che lascia evincere chiaramente che pezzi di legno qua è là renderanno quella notte un incubo. Fortunatamente siamo esausti e un po’ brilli, e il sonno non manca a sopravvenire non appena tutti ci siamo sistemati e spegniamo la notra torcia.

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