martedì 25 gennaio 2011

E' tutto finito o tutto comincia ora?


Iniziano a partire i miei primi amici, la mia grande spalla in università, Andry, parte tra pochi giorni. E’ un peccato, è un ragazzo in gamba con cui vado particolarmente d’accordo. Oltre a grandi serate insieme e momenti di difficoltà universitaria andavamo anche a correre insieme. La nostra tecnica ci permetteva di mantenere una costanza degna di un’atleta professionista. Spesso il giorno prima ci davamo appuntamento la mattina presto vicino al wentworth park, vicino al canodromo, per poi andare a correre. In questo modo uno tirava l’altro a svegliarsi e , sorprendentemente, nonostante  le varie imprecazioni quando la sveglia suonava la mattina presto, eravamo riusciti a fare un periodo di grande costanza in cui la mattina andavamo a fare un po’ di allenamento, per tenerci in forma, per poi ripiegare a studiare per tutto il giorno. Avevamo raggiunto un’equilibrio perfetto.

Gli svizzeri sono un bel popolo, nonostante usino tre lingue diverse, Andry è del cantone tedesco, si offendono se scambiati per tedeschi, francesi o italiani. Hanno però una capacità interpretativa di queste tre culture che definirei fenomenale. Mi ha inquadrato dal primo momento, come ha anche inquadrato Andre e Thomas, i nostri due amici rispettivamente tedesco e francese. Abbiam fatto grandi risate insieme, e ammetto che se fosse rimasto qui il secondo semestre sicuramente avremmo fatto un gran casino sin dagli inizi, ma purtroppo va via, un altro buon amico da dover salutare.
Decidiamo di andare a fare surf un’ultima volta e Antonio si unisce a noi per provare per la prima volta a galleggiare su una tavola. La spiaggia è sempre la stessa, quella che tanto ci ha fatto temere il mare, ma che tanto ci ha fatto innamorare del surf, Maroubra.

Il tempo stringe, Andry ha ormai solo pochi giorni, non importa più controllare su coastalwatch le previsioni delle spiagge. A proposito, se volete vedere con web cam alcune delle migliori spiagge per fare surf in Australia visitate http://www.coastalwatch.com/ potete vedere anche Maroubra e Bondi, nell’ immensa lista delle spiagge del NSW sulla sinistra.

Andiamo in spiaggia il giorno seguente, c’è il sole. Affittiamo le tavole e ci avviciniamo al mare. Non posso credere a quello che vedevo, non di nuovo! Non ci credo! … Le onde sono ancora più cattive dell’altro giorno! Porca vacca! Questa volta sarà impossibile uscire al largo se non mi invento qualcosa, penso. Andry intanto spiega un po’ ad Antonio come posizionarsi sulla tavola per non sbilanciarsi, essendo il ragazzo 1.89 cm. Antonio sembra non capire molto bene ciò che Andry cerca di dirgli, forse sperava in una spiegazione più professionale, oppure credeva quelle nozioni non fossero così importanti. Andry viene da me, che intanto osservo il mare, e mi dice:
-Non so se mi ha capito, ho provato a dirgli di non stare troppo in avanti altrimenti si sbilancia, ma non so se mi sono spiegato-
Io non ci faccio troppo caso, continuo a guardare quelle onde che con una frequenza inesauribile si alzano ed acquistano potenza, senza sosta.
Come diavolo faccio ad uscire? Mi domando …

Continuo ad osservare il mare, Antonio è già in acqua, o meglio, sott’acqua. Le nozioni di Andry sembravano essere state inutili, ma devo ammettere che per essere la prima volta per uno così alto, quel mare non era proprio per lui. Confido nella sua capacità di autoapprendimento, mentre spero che non si spacchi la capoccia, ma infondo sono tranquillo, la signora che ci aveva affittato le tavole ne aveva data una morbida a Tony perché era l’unica che era sufficientemente lunga per lui. Vado quindi tranquillo, se gli sbatte in testa, non si fa niente, più o meno.
Torno a guardare il mare sapendo di non poter aiutare Antonio più di tanto.
Li sul bagnasciuga l’acqua gelida contrasta col calore dei miei piedi, il sole mi scalda la schiena, la muta nera che indosso, inizia a diventare troppo calda. Continuo ad osservare il mare per trovare un punto dove superare quella barriera d’acqua. Osservo che in una zona le onde si vengono incontro, riducendo la loro potenza, prima di sfogarsi in un impatto tra due muri d’acqua che si incontrano a 45 gradi. Lì! In quella zona, lì si passa! … Se sono abbastanza svelto da non beccarle mentre si infrangono.

Butto la tavola in acqua, e inizio ad andare dentro. L’acqua è gelida. La corrente è molto forte, ma per fortuna ti spinge a riva, quindi nel peggiore dei casi se finisco esausto sarà più facile tornare, onde permettendo.
Arrivo ad un punto in cui l’acqua mi arriva allo stomaco, e salgo sulla tavola. Le onde infrante danno già fastidio. Punto la mia zona, il mio stretto di Gibilterra, devo passare la in mezzo prima che si chiuda in un muro d’acqua. Inizio a nuotare con tutta la forza che ho nelle braccia, tra me e quel punto le onde sono più calme, ma non da sottovalutare comunque. Remo sempre più forte per anticiparle quando iniziano a girarsi proprio davanti a me. La fatica già inizia a farsi sentire. Ci credo che i surfisti hanno delle spalle grandissime, con tutto quel lavoro che devono fare per arrivare al largo, le braccia gli diventano due motori Yamaha da 40 cavalli ciascuno. Io invece a confronto ho solo due  remi di una canoa mezza sfasciata, altro che Yamaha …
Non importa, continuo a nuotare, intanto la muta inizia a scaldare l’acqua gelida che era entrata, la temperatura ora è quasi perfetta, i piedi però, scoperti accusano la loro esposizione al mare aperto. Non c’è tempo per prendere fiato, se ci si ferma la corrente e le onde ti riportano indietro di 10 metri in pochi secondi, nuoto senza sosta, finchè non arrivo a quel punto. Le onde ai lati mi vengono incontro, le colonne d’ercole si spingono verso di me , e io un po’ per paura, un po’ per convinzione che o lo facevo ora o non lo facevo più, inizio a nuotare con tutta la forza che ho sulle braccia. Col corpo mi tengo rigido sulla superficie della tavola per evitare di frenare o rallentare quella nuotata verso la zona tranquilla. Filo come un razzo, la tavola taglia l’acqua, forza forza! Ultimi due colpi di braccia e via sono fuori! Fiuuuuuu …
Davanti a me le onde si alzano, ma senza infrangersi. Stare in mare aperto lì è qualcosa di riappacificante. Il surf è bene o male questo, tanto sforzo all’inizio, tanta attesa per aspettare l’onda giusta, in cui si parla con i mates a fianco e poi via di nuovo quell’attimo in cui sei solo con un’onda da domare. Bellissimo.
 Mi affianco ad Andry che non so che tecnica avesse adottato, ma anche lui è in zona franca. Osserviamo le onde, e ci diciamo.
-Tu hai il coraggio di prenderne una e poi rifare questa faticaccia per tornare qui?-
La risposta di entrambi è negativa. Un po’ perché si fa veramente fatica, un po’ perché quelle onde, sono un po’ cattive. Un po’ come chi non si è mai tuffato prima, decide di farlo per la prima volta a pesce da uno scoglio alto cinque metri. Sai che ce la puoi fare, ma c’hai paura ugualmente …

Ci guardiamo indietro e vediamo Tony che continua a farsi travolgere dalle onde, fino al punto di costringere uno dei bagnini a chiamarlo fuori dall’acqua per spiegargli come doveva fare, di nuovo. Ci dirà che comunque si è divertito, che essendo troppo lungo era difficile rimanere bilanciato sulle onde che ti travolgono, quindi ripetutamente finiva sotto. Ce lo descriveva col sorriso, ma sono sicuro che anche lui avesse passato un paio di momenti di paura come li passai io la prima volta.

Io ed Andry siamo ancora lì, a trovare il coraggio di prendere un’onda. Sono tutte fantastiche, i surfisti vicino a noi partono tranquilli, hanno tutti tavole ultra corte, il ciò significa che sono tutti esperti. Solo un altro sfigato si tiene a distanza come noi ed ha una tavola più lunga. Che ci facciamo qui mi chiedevo?
Guardo Andry, ridiamo, anche lui pensava la stessa cosa. Oggi le onde erano più alte della mia prima volta, e già era stata dura. Non so quanti feet fossero perché non avevamo controllato coastalwatch. Ma erano almeno 5 o 6, ne sono sicuro, alte quasi quanto me, qualcuna più qualcuna meno.
Ci facciamo coraggio ancora una volta, sappiamo che se cadiamo nel momento in cui l’onda raggiunge il punto peggiore dovremo trattenere il fiato per un po’. Io mi rompo le balle di stare lì, ho i piedi ormai ghiacciati, lo avverto e parto. Scelgo un onda che non sembrava troppo incattivita. Mentre ormai non facevo che ripetermi, o dannazione, o cacchi o cacchio o cacchio! Continuavo a nuotare per allinearmi all’onda, La tavola diventa granitica ancora una volta, o cazzo penso, cosciente che se non farò nulla da quel momento, l’onda mi travolgerà. Provo ad alzarmi, ma le gambe sono troppo indietro, rischio di cadere, mi tiro in avanti di qualche centimetro in qualche modo. Faccio un saltello, sento la tavola che traballa pesantemente, mi blocco, mi guardo ed ho una posizione come se dovessi legarmi una scarpa. Un piede è dove deve essere, l’altro no, però c’è il mio ginocchio sinistro che lo sostituisce. La tavola prende velocità ed inizia ad alzarsi da dietro, segno che l’onda stà per girarsi. Non ho tempo per fare il figo da quattro soldi, rimetto le mani sulla tavola come avevo fatto la prima volta e inizio a sterzare sulla sinistra per scappare dall’onda che si girava. Saranno stati 10 secondi, ma sono stati bellissimi. Nonostante non fossi in piedi sentivo le vibrazioni della tavola quando sterzavo. L’acqua limpida che corre sotto di te e l’onda dietro che spinge, si resira una brezza fantastica in quei momenti.
Arrivato a riva vedo che anche Andry parte per prendere un’onda. Lui riuscirà ad alzarsi con qualche difficoltà e fare tutta l’onda in piedi, un po’ lo invidio, ma poi penso che lui ha gia fatto surf alle haway e a bali prima di venire in Australia. Per me è solo il secondo giorno. Quando arrivato a riva sul bagnasciuga mi dice:
-pensavo saresti caduto dopo pochi secondi, invece sei arrivato fino a riva-
Sorrido e soddisfatto gli dico:
-Che onde da paura!-
Lui annuisce.
Vedrò onde molto più alte in futuro, ma di sicuro oggi ho raggiunto il mio massimo per provare a sfidare il mare con una tavola da surf. Almeno fino a quando non sarò capace di andare su una tavola più corta. Perciò… frà molto, molto tempo.

Il vento è cambiato, il male diventa più frastagliato ed irregolare, non riusciremo più a prendere il largo, e come noi anche altri surfisti che prima sembravano tanto esperti. Andiamo da Tony che ci racconta la sua avventura. Alla fine siamo tutti allegri. Ogniuno di noi ha assaggiato un po’ della forza del mare, ogni uno di noi sono sicuro ne fosse affascinato!

La sera andremo a prendere una birra e a salutare un po’ di amici UTS e Andry. Faremo una serata leggendaria all’Eve, una delle discoteche più in di Sydney, gratuita di Venerdi, tornerò a casa con una maracas, la storia da raccontare è troppo lunga. Ammetto che però avrei preferito tornare a casa con la ragazza che la suonava, anche se non l’ho mai trovata. Antonio e Giulio erano invece andati ad un’altra festa, in stile Woodstock con tutte le ragazze, io avevo denigrato perché volevo fare una serata tranquilla a sistemare le ultime cose con l’univ. Poi il messaggio di Andry e la serata leggendaria.

Nei prossimi giorni organizzeremo, un ultimo viaggio con tutta la compagnia italiana per Merlbourne, kangaroo Island, grat ocean road e poi red centre, tutto da raccontare.
Inizio a mangiare meno per risparmiare i soldi. I corsi sono finiti e qualcuno inizia già a partire, però con un po’ di nostalgia mi chiedevo, se questa fosse la fine o l’inizio di qualcosa di nuovo?

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