martedì 1 febbraio 2011

Mosche, lucertole, canguri e lupi.

Il giorno dopo, nonostante avessimo deciso di svegliarci relativamente presto, il risultato è stato che apriremo gli occhi alle undici. Ci dividiamo in gruppi, chi va a fare la spesa, chi a mandare un paio di e-mail per avvertire i genitori che siamo ancora vivi. Chi va a vedere se si possono affittare le auto in una compagnia low budget.

Quando ci riuniamo nuovamente una brutta notizia ci aspetta. Nessun’auto è disponibile nella compagnia low budget, non ci resta che andare alla Hertz, la solita fortuna.. Elena aveva un preventivo, ma quando arriveremo lì scopriremo che il primo prezzo che ci avevano fatto era senza tasse. Arrivati lì ci risulterà che il prezzo è il 30% più alto del previsto … mi chiedo ancora come sia possibile fare un prezzo in un preventivo senza comunicare che le tasse non sono incluse. Certo in Italia si fa uguale, ma alla fine ti dicono iva esclusa … qui no.
Guardo la ragazza dell’ufficio pensando che è proprio una stupida, discutiamo un’attimo tra di noi, Elena riesce ancora una volta a strappare un piccolo sconto dato l’orario e decidiamo di prendere comunque due auto per due giorni, tra la sofferenza di chi come me, tirava fuori ogni dollaro come fosse un po’ di sangue.

Guardo Antonio e gli dico sotto voce:
‘Pane e acqua anche quando si torna’
Lo fisso con aria fon troppo allegra per la veridicità di quel commento, ma lui mi risponde annuendo con un sorriso.

Per risparmiare registriamo solo due autisti, io e Giulio dato il dito di Tony. Ancora un po’ scioccato dalla stranezza del non indicare che l’iva era esclusa, prendo la chiave e mi dirigo fuori, ma non so neanche quale sia l’auto! Giulio mi fa notare, come se stesse parlando con un pirla, ed effettivamente… che la targa è scritta sul portachiavi.
Prese le auto e partiamo alla volta di Emu bay e Stokes bay. Ormai sono quasi le due, non abbiamo molto tempo per esplorare la parte nord. Domani andremo a sud, un po’ più lontano, speriamo il tempo migliori. La nostra fedelissima nuvola da vacanza continua a coprire il sole. In compenso al posto dei raggi che pungono la pelle, l’isola è piena di maledette mosche. Non c’è verso di riuscire a liberarsene, almeno un centinaio di mosche a testa è la razione quotidiana che dovremo sopportare per tutta la permanenza sull’isola, una rogna assurda! Soprattutto quando quelle più ignoranti ti si infilano in bocca o tra gli occhi, l’unica nota negativa di quel posto, le mosche. Se ci dovessi tornare, so già che un ottimo repellente per insetti è d’obbligo. Ancora una volta la Loney mi ha deluso, poteva avvertirci che qui c’è una colonia di mosche da far paura al più cattivo dei manager della Raid.

Amen le mosche, almeno abbiamo delle bellissime Toyota Raw 4, e una volta saliti a bordo sembriamo strà fighi, Tony, Giada e Sara son con me. Giulio, Elena, Marta e Alice chan nell’altra. Siamo gasati , si parte! Sara piazza il suo ipod non appena notiamo che l’auto ha un’ingresso usb, perfetto! La musica è perfetta e la compagnia anche, si ride e si và verso Emu bay. Inoltre le strade di Kangaroo Island sono fantastiche, sono le classiche strade che ti aspetti nell’Australia desolata, incolte, sterrate, larghe e nel mezzo del nulla. Un sogno!

---Appunto personale (Prese per il culo tra coinquilini degne di nota) ----
---Antonio posso chiamarti cicatricina? ---


Guidare qui è un piacere, tanto che Antonio continua a maledire il suo dito
Purtroppo però Giulio non è d’accordo con me. Mi fermo un’ attimo per strada notando che erano indietro, al loro arrivo il mio buon umore svanisce per un attimo. Mi dicono che vado troppo forte per quelle strade, sconfortato, e rendendomi conto che oscillavo tra i 70 e i 50 Km/h torno in auto e chiedo a tutti se gli sembrava che schiacciassi troppo. Guardo Sara nello specchietto retrovisore, mi guarda con un sorriso scuotendo la testa e mi fa il segno dello shakamalaka australiano, o come piace dire a lei di STAY BEEF (Stai manzo), mi metto a ridere a quel cenno e non ci penso più.

Antonio, intanto cerca di tenersi impegnato per non soffrire la mancanza della guida tra quelle strade magnifiche, giochicchiando sull’ipod scoprirà la canzone che diventerà il suo inno per questo viaggio. La canzone è “Che fico”, di Pippo Franco, che scopriremo poi essere sigla di san remo del 1982. Il mio primo pensiero a quella scoperta fù “quell’anno vincemmo i mondiali, quindi non commento la tristezza di aver  messo tale canzone come sigla del festival. Evidentemente già nel 1982 era una cagata.”

Per strada un paio di lucertoloni attraversano la strada. Mi rendo conto perché finiscono ammazzati per le strade anche se sono deserte quando decido di stimare la loro velocità di attraversamento, saranno stati 20 cm al minuto.
Anche se non c’è nessuno per strada quando quelle bestiole dalla lingua biforcuta sfoggiata con orgoglio decidono di attraversare, finchè arrivano dall’altra parte è sicuro che qualcuno arriva. Ma certo le lucertole non brillano per la loro intelligenza, penso, quindi poco da aggiungere, aspetto che attraversino, mentre Tony Sara e Giada continuano a canticchiare le canzoncine che l’ipod nasconde. Diventerà il nostro ipod ufficilae, con tanto di chapeau a Sara per le selezioni, che vanno da canzoni di Non è la rai, ai più moderni Oasis, passando per De Andrè i Beatlees Bon Jovi e alcune perle della musica internazionale e australiana di cui ignoravo l’esistenza.

Arrivati ad Emu bay, purtroppo il sole non brilla, come al solito, le mosche invece non sembrano mancare neanche qui, maledette! Decidiamo di fermarci a mangiare.
Emu bay sembra essere una piccola località di villeggiatura, molto desolata, con una spiaggia di tre o quattro chilometri orlata da dune. Un posto perfetto per un bagno, nonostante sia piuttosto fresco. Ma con Tony ci eravamo ripromessi di cogliere il massimo di ogni posto che avremmo visitato, quindi ci si deve buttare! 


Lui và per primo, il suo stile da nuotatore bergamasco regala a Sara facili battute tra compaesani. Poco dopo anche io e lei non resistiamo al richiamo di quell’acqua che così limpida sembra chiamarci a gran voce. E’ fresca, ma è un piacere! Da li vedo Alice che disegna sulla sabbia, Giadina che cerca di allontanare le mosche che sembrano gradire la sua pelle più di tutte le altre, Marta che mangia il suo panino, anche lei combattendo trà un morso e un altro con quei maledetti mostri volanti in miniatura. Giulio fotografa un po’ in giro mentre Elena è distesa e cerca di rilassarsi nonostante gli insetti dannati.
L’acqua invece è una bellezza e regala un’attimo di tregua dalle mosche. Quando tornerò so che anche io dovrò combattere con loro per riuscire a mangiare.

Usciti dall’acqua, il tempo di asciugarci e mangiare ed Alice ha finito il suo disegno, da buona appassionata del giappone non poteva non aver fatto un corso per disegnare i manga, il suo disegno alla fine la soddisfa e mi regala un paio di scatti carini mentre Elena e Marta l’aiutano.



Finita la pausa ripartiamo per destinazione Stokes Beach, ancora queste fantastiche strade sterrate davanti a noi. Guidare qui è una di quelle esperienze che ti fa capire di essere davvero in Australia. La terra rossa della strada che si leva dietro di noi, una nuvola rossa alle spalle, e una strada che di stende lungo l’isola senza fine, solo questo lungo tratto sterrato, dove ogni tanto un’auto nella direzione opposta ci sfreccia vicino obbligandoci a chiudere tutte le prese d’aria, e qualche lucertolona che ci obbliga ad aspettare che termini la sua traversata. Così fino a Stokes beach, poco più avanti dell’incrocio che portava giù verso la baia ci fermiamo a fotografare un po’ di canguri.

Poi torniamo indietro ed eccola lì.



Stokes era pubblicizzata dalla lonely planet come una baia che vanta un giardino roccioso popolato da pinguini, ed un’ampia pozza rocciosa da cui si accede tramite un tunnel scavato nella roccia. Ovviamente la parola che ci aveva attirato sin la giù non era certo il giardino roccio, ma Pinguini! Si volevamo vedere i pinguini! Ci speravamo veramente! Purtroppo non finiremo per vedere altro che le rocce, il mare e degli scogli che avevano uno strano colorito arancione. 

Io ed Antonio decidiamo nuovamente di fare un altro bagno, questa volta senza pensarci troppo corriamo verso le onde che si infrangono sulla battigia. L’acqua è ancora più gelida di emù bay, ma non importa, ogni singolo istante, dovevamo vivere ogni singola cosa quell’isola aveva da offrirci, e lo stavamo facendo alla grande!

Al ritorno la musica sa di avventura, partono un paio di canzoni degli Oasis e io non posso trattenermi dal cantarle, se mi avessero sentito cantare probabilmente Liam e Noel si sarebbero sciolti molto prima, per evitare che uno andasse in giro a rovinare le loro canzoni in questo modo, ma non importa, la strada scorre sotto di noi, i canguri sono ai lati nei campi e Antonio cerca disperatamente la canzone “che fico” per farmi smetere di cantare. Un’altra giornata stà per concludersi nel migliore dei modi. 


Per cena decidiamo di fare una grigliata di pesce autoctono usufruendo del barbecue che la signora dell’ostello ci aveva permesso di usare entusiasta. La pulizia del suddetto ovviamente spettava a noi, il che era abbastanza crudele come patto di scambio. Io e Sara ci approcciamo a quel coso che non sembrava esser stato pulito da chi sa quanti anni. Il figlio dei padroni di casa ci aveva dato “una mano” a pulirl tirando via i pezzi di lerciume che erano lì attaccati probabilmente dal Giurassico, poi si liquida con un “ ecco fatto, that’s it”. Io e Sara ci guardiamo, e sprovvisti di strumenti per pulire decidiamo di usare un po’ di sacro vino e dei giornali come detergente e spugna per dare a quel coso una parvenza di pulizia. Poi iniziamo a cucinare. Io con Sara gestiamo il pesce, Elena invece sembra particolarmente in difficoltà a grigliare le verdure e la mancanza di strumenti, l’unica paletta era usata per gestire il pesce, la costringeranno a maneggiare melanzane e zucchine quasi a mani nude, con conseguenti lamenti di dolore a seguire.  La prima portata di pesce sembra deliziosa, le verdure, che erano costate un’ustione di secondo grado, anche! Andiamo per la seconda portata, proviamo un secondo tipo di pesce, ma la sfiga ci attendeva anche questa volta. Pochi secondi dopo aver acceso il barbecue nuovamente, mentre mi approcciavo a poggiare i filetti sulla piastra rovente, via, tutto d’un colpo la fiamma svanisce in un rumore sordo …
‘E ti pareva’ sospiro sconfortato.
‘Figuriamoci se non finiva la bombola!’.
Esclamo portando il silenzio e attirando gli sguardi incuriositi di quella tavolata che gioiosamente si raccontava la giornata appena trascorsa.
Cucineremo il resto sui fornelli normali, facendo innervosire la padrona perché le avevamo fregato un paio di spruzzate d’olio e un po’ di sale dalla cucina …
A signora e fatti un tè fresco e vattene a fanculo, penso dentro di me, non credendo a quanto quella donna fosse gentile un secondo prima, quanto poi stronza un attimo dopo …
Finiamo la serata giocando a carte, il lupo e i villani diventerà il gioco ufficiale dell’isola. Ci spostiamo fuori dall’ostello,vicino la spiaggia, sotto la luce di un lampione. Antonio era diventato ormai fortissimo a quel gioco, non sapeva neanche lui spiegare come, e la sua esclamazione che farà appena gli viene fatto notare che quest’oggi era fortissimo sarà:
 ‘Ragazzi, l’altra volta stavo zitto, non accusavo nessuno e morivo sempre. Ora invece che ci ho pensato, parlo a caso, accuso un po’ a destra e a manca e sono diventato il padrone il padrone di questo gioco ‘.
Da moderatore esterno che scandiva lo scorrere dei turni credevo che dietro questa frase ci fosse invece una strategia ben meditata.

NB: Se non conoscete le regole di questo gioco, non capirete nulla di quello che stò per scrivere ma … cercatevele su Google o andate a leggervela quì  (http://linuz.sns.it/~fvenez/werewolves.html) -versione super complicata-
I veri dubbi sulla strategia di Antonio mi sorgono quando dopo una mano in cui i due lupi erano Giada e lui, quest’ultimo decide di andare per un suicidio premeditato per cercare di depistare le tracce, con il risultato di lasciare Giada in balia delle accuse degli altri, dalle quali se la caverà , anche lei con una recitazione degna di oscar, rivelando a Marta in procinto di scegliere lei come lupo, che in realtà lei è la strega, e non lo aveva rivelato subito esclamando a sua discolpa e con estrema naturalezza:
‘Se dicevo a tutti che ero il super potere del bene, sarei stata la prima a morire!’
Io che vedevo tutto, non potevo crederci, per poco non ci cascavo anche io nella finzione di Giada, nonostante sapessi i ruoli di tutti. Fattò sta che Marta alla fine decide di condannare Giulio, ultimo villano rimasto in vita, senza neanche ascoltare il suo tentativo di spiegare che lei si sbagliava. Niente basandosi sulla parola datagli da Giada, Marta aveva preso la sua decisione, Giulio sei il lupo, ti condanno … Quando scoprì che così facendo aveva regalato la vittoria ad Antonio ( genio o fortuna?) e ad una Giada degna di oscar, ci rimase malissimo per quanto quest’ultima fosse sembrata sincera e le avesse perfino dato la parola … Simple Marta non era cambiata dallo spring break.
Con le risate dovute a questa scena e molte altre simili a seguire, andremo a dormire. Domani vogliamo per forza svegliarci presto, altrimenti non riusciremo a visitare la parte sud dell’isola.

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