giovedì 20 gennaio 2011

The best way to predict your future is to create it! Part 6 of 7

Il camping in cui ci siamo fermati è un pò una sola, scelto all’ultimo minuto mentre caricavamo i bagagli sui nostri Van. Il suo sito pubblicizzava la vicinanza alla spiaggia, cosa alquanto allettante dopo esser ormai diventati dipendenti tra isole e camping a Bucasia. In verità la vicinanza era solo in linea d’aria, alle nostre spalle ci separava dalla spiaggia una quanto mai brutta base aereonautica della RAF. Dall’altro lato … l’autostrada, mortacci loro. Ma non importa, l’idea di poter fare una doccia calda e una cena su un tavolo vero è abbastanza per renderci felici.

Mentre le ragazze fanno la doccia, portandosi ogni volta tutti i trolley, che Marta è solita disfare e rifare ogni volta, io e Antonio gonfiamo il materassino a fiato, ancora una volta, ormai siamo diventati dipendenti dell’iperventilanzione. Ridiamo un po’, in parte per le stronzate che ci raccontiamo, ed in parte per il troppo ossigeno in circolazione … che drogati penso ora, guardando indietro.

Finalmente le ragazze tornano, anche noi possiamo goderci la nostra doccia calda, tutto è pronto, dobbiamo solo mangiare e sfidarci nuovamente a chi questa volta avrà l’acqua fredda sotto la doccia.
Il barbecue che ne segue è quanto mai squisito, ormai siamo dei master in cottura degli hamburger, abbiamo un po’ di vino e delle birre e il risotto. Per ingannare il tempo giochiamo a 4 kings in cui alcuni tabù cadono per le 4 domande riservate al never ever. (La censura mi proibirebbe di pubblicare queste informazioni che rimarranno tra noi pochi presenti).

Finito il vino, scopriamo che nel nostro tragitto di domani, con una “piccola” deviazione si potrebbero raggiungere le Milla Milla falls, una serie di cascate ben pubblicizzate dalla nostra Lonely Planet.

-Considerazione personale, la prossima volta penso che comprerò una Routard, la Lonely mi ha deluso in Australia.-

Andiamo a letto con la prospettiva che domattina la sveglia sarà alle 6 per poter arrivare alle cascate. Per la prima volta io Antonio e Davide dormiamo nei Van , che a confronto della tenda sembravano una suite con materasso Eminflex nuovo di zecca. Povera Giada, invece, lei si troverà in mezzo tra me e Giulio, e ammetto che un po’ ho paura di muovermi troppo, ma presto la stanchezza fa il suo corso e crollo direttamente in fase rem.

La mattina dopo siamo già in viaggio come previsto. Tony mi tiene sveglio mentre sono alla guida, il retro del Van è tornato a dormire. Facciamo una pausa Mc donalds per riempirci lo stomaco. Do il cambio alla guida ed inizio a rompere le scatole all’altro Van con la magica radiolina. Davide avanti è padrone della strada con la sua monoposto. Ci addentriamo nell’entroterra sempre più collinare, verde e… desolato. Arriviamo alla prima cascata, dove credo di aver scattato la foto di gruppo più bella di tutto il viaggio.
Alle spalle avevamo la cascata e ognuno di noi si era appostato su un masso al centro del fiumiciattolo che seguiva il laghetto post cascata. Mancavo solo io che impostavo il timer. 10 secondi, osservo dove sono tutti, cerco la mia posizione, la trovo. Subito dopo Giadina c’è un bel sasso che sporge tutto per me. Ok, scatto, il timer parte. Io mi piombo alla velocità della luce saltellando tra le varie sporgenze sopra l’acqua, sono vicino, l’ ultimo saltello e ci sono.  Proprio lì l’ultima pietra, quella che avevo scelto su tante, dopo una selezione accurata … mi tradisce. Era l’unico macigno non stabile di tutto il fiume. Il mio piede finisce netto nell’acqua, e nella foto sarò l’unico in una posizione precaria … non fa nulla, torno a vedere lo scatto con un piede fradicio. Lo scatto è bellissimo, mi piace un mondo. Ogni uno in una posizione (tranne io). Alice tra tutti spicca con una posa da ballerina su un solo piede. L’unico idiota in una posizione del cacchio ( apparte io) è Antonio. Mani in tasca e sorriso da duro …

Fatta la prima cascata ci muoviamo subito per la seconda.

Tornati in viaggio Davide ci comunica alla radio di aver visto il cartello Fig tree e che vuole farci un salto. Io ed Antonio ci guardiamo pensando che fosse divertente vedere l’albero della figa, scusate la banalità è la volgarità ma è quello che ci è saltato in mente da ignoranti quando ci viene detto andiamo a vedere il Fig tree (albero di fig).
Arrivati al punto siamo un po’ tristi nel vedere che al posto del magico albero che avevamo immaginato vi era un’immenso albero di una ventina di metri o forse addirittura 30 cresciusto come parassita uccidendo l’albero che vi era in precedenza. E sì il Fig è un tipo di albero parassità … non fate allusioni, ma a volte naura e nomi vanno pripio d’accordo :p

Ripartiamo

Una volta arrivati alla seconda cascata scendiamo in uno spiazzo, questa cascata a primo impatto era un po’ più commerciale della precedente, più visitatori e uno spiazzo grande dove mangiare. Ma in verità sarà la cascata che ci darà l’emozione più grande.
Andiamo la vicino e la osserviamo, sarà stata alta 20 metri con un bel lago sotto, per un attimo esce anche il sole che ci regala uno scorcio di bei colori. Torniamo ai tavolini per mangiare qualcosa, c’è ancora il risotto del giorno prima e dei panini. Davide mi si avvicina con lo sguardo un po’ basso, quasi deluso. Mi guarda e un po’ sotto tono ancora una volta da voce ai miei pensieri.
-Non sarebbe male fare un tuffo però-

Io entusiasta di trovare un altro pioniere che avesse voglia di fare un salto in quell’acqua un po’ torbida mi lascio prendere dall’entusiasmo. Via la maglia e giù.
Controlliamo che i cartelli non avvertissero che ci fossero pericoli. No coccodrilli, no serpenti. Bene!
Vediamo che altra gente nuota e ci rincuora. L’idea di buttarsi in quell’acqua che non lasciava intravedere nulla non era rassicurante.

Davide entra per primo e si irrigidisce a causa del brivido da acqua gelida, io lo seguo. Facciamo un paio di passi avanti, il fondale è pieno di sassi acuminati, i piedi fanno male, non vedo l’ora di arrivare dove posso nuotare per metter fine a quel dolore fastidioso. Davide è avanti a me un paio di metri, l’acqua ormai arriva alle ginocchia. Si irrigidisce ancora una volta e si volta di scatto.
Lo sguardo è rigido, l’espressione terrorizzata e il suo colorito più pallido del solito.

-Qualcosa mi ha toccato, qualcosa mi ha morso- esclama mentre corre indietro non curante delle pietre del fondale.

In 2 secondi è al sicuro fuori dall’acqua. Io lo seguo spaventato dalla sua reazione.
Gli chiedo che diavolo è successo e lui mi dice nuovamente che ha sentito che qualcosa lo toccava e pizzicava. Entrambi siamo delusi, vogliamo buttarci, gli altri sono dietro. Guardiamo nuovamente le persone che sguazzano felici e ci diciamo.
-Vaffanculo facciamolo!-

Questa volta non importa nulla, terreno accidentato, acqua gelida e torbida, nulla. Partiamo spediti per non dare tempo a quel qualunque cosa fosse di venire a rompere di nuovo.
Ci tuffiamo, l’acqua è gelida, ma non importa nuotiamo veloce verso i massi all’altra estremità sotto la cascata. Arriviamo lì e godiamo pienamente alla sensazione dell’acqua fredda che scorre su di noi e alla vista superba che si gode dal sotto di una cascata.
Dopo un po’ torniamo, gli altri ragazzi e Giulia vedendo che la cosa è una figata e si buttano anche loro, ho il tempo di fare un altro tuffo chiedendo a Giada di immortalare il momento. Quel giorno la mia macchinetta ha conquistato il mio amore. Giadina scatta delle foto grandiose, la felicità è alle stelle, ma fa freddissimo ora, il sole è sparito nuovamente.

Giulia convince le ragazze a tuffarsi anche loro, e fa bene. Anche loro avranno delle bellissime foto, e il ricordo di aver nuotato in un posto a suo modo magico. E’ giunto il momento di andare però,m entre escono Alice rimane un po’ indietro … si blocca emette un “AIA! Fà la stessa espressione di Davide e si fionda fuori dall’acqua.
Questa volta le tracce del morso si vedevano, non sapremo mai cosa sia stato, ma di sicuro non era ne velenoso, ne sufficientemente grosso da far male. Alice ha un piccolo segno di morso grande come un dito. Nonostante le ridotte dimensioni un morso in quell’acqua in un paese come l’Australia non è il massimo. Alice però è quasi indifferente, ci ride su. Quasi non la riconosco più da quando siamo partiti, prima gestisce il topo che le aveva invaso la tenda alle Whitsunday  senza un urlo e senza scomporsi, ora questo morso come nulla fosse. Credo che ormai stia diventando una dura come i veri Australiani, ha tutta la mia stima.

Torniamo ai tavoli, mangiamo il risotto, doveva essere particolarmente delizioso visto che un bel bruco grosso come il mio indice aveva ben deciso di impadronirsi del piatto di Giulio che preferirà mangiare solo i sandwitch che avevamo dopo gli avanzi del risotto, come al ristorante, primo e secondo, altro che backpacker! Un altro elogio alla provvidenza delle ragazze, o Yeaaaahhh!

Ci rimettiamo in viaggio ormai coscienti di non farcela più a consegnare i van per tempo e costretti a pagare un giorno extra. Per la strada troviamo un branco di mucche che decide di tornare alla propia stalla proprio poco prima che passiam noi, va bhè , facciamo due gag via radio e una foto che fa sembrare una mucca la più lunga mucca mai vista al mondo, quasi un brontosauro.






Inizia a calare il buio, e pioviggina, la strada è impervia , Antonio e Davide alla guida inveiscono contro le autostrade Australiane, uno via radio e uno in bergamasco accanto a me, io me la rido, c’è poco da fare, andiam piano ascoltiamo musica e ci godiamo un'altra splendida giornata. Canticchiamo un po’ di Zucchero con “funky gallo” nel nostro van e Marta, Alice e Elena dedicano un “Se fosse per sempre” di Biagio Antonacci al povero Antonio che ancora sbottava per la qualità delle strade (Viedo censurato) . Il viaggio continua su questo andazzo per un’oretta. Poi finalmente Cairns, e il nostro fantastico ostello Caravella hostel sulla quanto mai ormai banale Esplanade street ( il nome di tutte le strade sul lungo mare di qualsiasi città che sia).

All’arrivo incontriamo una simpatica signora ormai avanti con l’età, Gloria. E’ la padrona dell’ostello, ci adora. In particolar modo sembra apprezzare Elena e Pasquale, un amico foggiano di Alice che incontriamo in ostello.
Gloria amante delle persone italiane si dimostra gentilissima, gli esponiamo il nostro problema con i Van e il suo no worries, conosco il manager dei wicked camper di Cairns, ci tranquillizza.

Ci comunica che possiamo lasciare i Van parcheggiati davanti all’officina wicked e buttarci le chiavi dentro una volta chiusi. Andiamo a farlo dopo esserci sistemati in ostello e dopo una piacevolissima doccia.

Arrivati li mi sorge il dubbio di come facciano ad aprire un Van che abbiamo affittato a Brisbane (1000km a sud) se gli buttiamo dentro le chiavi, ma va bhè ci han detto così, facciamolo.
Passeremo la serata in disco. Io perdo i miei amici perché troppo preso a inseguire ogni ragazza che mi sembri almeno carina. Esco dal locale e non ho la più pallida idea di dove mi trovo. Per fortuna ricordo la strada penso, ma poi ricordo anche che Esplanade è una strada che corre per tutto il litorale di tutte le città in Australia, insomma come dire so che l’ostello è sul lungo mare, in poche parole non so un bel niente. Mi ricordo che non ho nemmeno il codice dell’ostello per entrare … bene … mannaggia a me! Ricordo le cose quando è troppo tardi. Provo a chiamare Antonio, ma ancora una volta mi ricordo che sono senza soldi nel cell. Sono le 2 di notte…cerco un convenience store e in quel momento apprezzo molto il fatto che alcuni mini supermarket restino aperti praticamente tutto il giorno. Chiamo Antonio che appena sente che mi sono perso scoppia a ridere, nel mentre inizia a piovere e io non ci trovo nulla di divertente. In verità una volta che preso un taxi e trovato Antonio che mi fa entrare in ostello ci riso su pure io.

Un’altra giornata intensa è passata, domani esploreremo un po’ meglio Cairns , o forse dormiremo tutto il giorno chi lo sa. Pasquali e Lisa, un’altra amica di Alice, domani andranno a vedere la grande barriera corallina, considerata la più bella al mondo, non so se sia vero ma domani sera ci diranno.


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