venerdì 21 gennaio 2011

Surf la prima volta


Ormai in completo relax dopo l’inferno di vivere come un vagabondo, riesco a gestirmi i lavori di gruppo con una certa disinvoltura, a parte la cocciutaggine del mio compagno di gruppo Liu che insiste perché le tasse le dobbiamo pagare due volte perché non interpreta bene cosa c’è scritto in inglese. Per di più il mio compagno colombiano da ragione un po’ a tutti e due perché in fondo non capisce un cazzo. I due mi costringono a porre un veto e a far la parte del cattivo e non smuovermi dalla mia posizione:
- Il lavoro per me è finito, non si cambia, stà bene! – esclamo un po’ scocciato

Il ragazzo risponde a tale presa di posizione con un va bene, che so che significherà che il giorno dopo mi arriveranno 3 mail diverse per ripetere quello che gli ho già detto e ridetto 30 volte durante questo meeting. Non mi importa, io ho ragione e basta. Lo confermerà il 15 su 15 preso alla fine di un lavoro consegnato con il Liu che ancora storceva il naso. La soddisfazione è stata quando a risultato preso guardo il lavoro, tutto corretto, e lui mi vede che lo butto da parte non curante e mi dice con aria speranzosa:
-Posso tenerlo?-
Alla fine è un bravo ragazzo e accomodo la sua richiesta. Magari capisce che le tasse se mai non le paghi affatto, ma di sicuro non le paghi due volte … (stò scherzando, nel caso un finanziere leggesse )

Comunque a parte queste piccole inconvenienze di gruppo che ormai sono routine, la vita è molto migliore ora. Decido di concedermi finalmente la prima esperienza di surf della mia vita.
Da spavaldo decido di non prendere nessuna lezione, Andry, un mio amico svizzero conosciuto in università mi darà qualche dritta, per il resto confido nell’istinto, sperando di non lasciarci le penne. Decidiamo di andare a Maroubra il primo giorno in cui abbiamo un po’ di tempo libero.
Maroubra sembra essere la seconda spiaggia più famosa d’Australia per il surf, non so se la migliore data la scarsa esperienza, ma sembra essere assai affollata.
Un venerdì finalmente le onde sembrano essere buone e noi siamo liberi. Vengono anche Andre e Henrik, un ragazzo tedesco e un ragazzo norvegese, i classici stereotipi che ti immagini di quelle nazioni. Uno è il classico vichingo alto, l’altro è il classico tedesco biondo di Monaco, con gli occhi azzurri e tedesco nei modi. Sono tutti miei compagni di gruppo nella classe di  change management. Sono divertenti a modo loro, il tedesco soprattutto fa sempre lo spavaldo, ma basta ricordargli il mondiale del 2006 o la Champions dell’anno scorso che subito si arrabbia. Dice sempre che almeno loro avranno un brillante futuro ad attenderli, io annuisco e aspetto che il tempo invece lo smentisca. La prima soddisfazione me la diede Roma Bayern 3-2, ma era già andato via quando quella magica giornata avvenne.

Tornando al surf, Andry mi da qualche dritta mentre indosso la muta. Il principio di base sembra semplice, pedalare con le braccia e saltar sulla tavola in piedi al momento giusto, ed in fine occorre trovare il punto di equilibrio, facile no? … Per niente.

Non ho mai fatto nulla di così faticoso nella mia vita, non ho mai creduto di non poter più muovere le braccia tanto che erano stanche. La cosa più difficile nel surf, almeno per me, è uscire con la tavola nel punto dove avviene il break dell’onda, cioè dove inizia ad infrangersi, il magico point break.
Il mare aveva 4 feet di onde, circa un metro e venti … non il massimo per un principiante. Il problema più grande però non era la loro altezza e quindi forza, ma tanto la frequenza. Ora capisco perché Maroubra è tanto popolare, oltre che per il film documentario Brà Boys, qui le onde arrivano con una frequenza di quattro, cinque secondi ciascuna, e tutte sono onde che si potrebbero surfare, tutte belle potenti.
Arrivare al largo in quelle circostanze, tra rovegliamenti della tavola, onde che si infrangono in faccia facendoti bere tanto di quel mare che non so come sia possibile che non mi siano spuntate le branchie, è stata un’impresa epica. Mi sentivo Ulisse che sfidava Nettuno.
 Ma una volta superata la zona critica, quella in cui l’onda si infrange e trascina con sé tutta la potenza del mare, una volta oltre il point brack era uno spasso, mi avvicino agli altri. Anche Tomas, un ragazzo francese non esperto che si era unito a noi all’ultimo momento, come me suda sette camicie per arrivare al largo.

-Good- mi fà Andry
– Now find your wave, and paddle to catch it-
Trova la tua onda, e prova a nuotare per prenderla … facile. Ne vedo una che inizia a gonfiarsi e inizio a nuotare come un matto per prendere la sua stessa velocità. L’onda mi prende, la tavola diventa rigida come un pezzo di granito. Penso ora devo saltare su, ci provo.
L’acqua scorre veloce a fianco a me, sento la tavola che inizia a diventare instabile, gli spruzzi dell’acqua iniziano ad’inghiottirne la punta. Ora o mai più, penso. Mi do uno slancio con le braccia, la tavola si sbilancia, il mio ginocchio si poggia troppo in là … viaaaa … sono perduto.
La tavola si rovescia per lo sbilanciamento e l’onda mi inghiotte nel suo mulinello. Sott’acqua tutto ciò che Andry mi ha detto è di coprirmi la testa nel caso la tavola ti sbattesse contro. Non è il massimo. Mi riparo mentre in balia dell’onda sono sott’acqua aspettando di riemergere, possibilmente senza andare a sbattere da nessuna parte. Il fondo sabbioso ha una brutta consistenza quando colpito spinto da un’onda.
Per fortuna riemergo dopo un po’ e mi guardo intorno, la tavola è attaccata con un cavo al mio piede. La recupero. Ci risalgo sopra e guardo dove sono finito. Osservo Andry che se la ride e mi fa cenno di tornare. Ero tornato al punto di partenza, non ci posso credere! Devo sfidare nuovamente Nettuno. Gasato dall’idea di riprovarci recupero le forze e via di nuovo contro quei muri d’acqua. Riprovo nuovamente a prendere un’onda, ancora una volta finisco nel mulinello, la fune della tavola mi si attorciglia alle gambe e fa sbattere quest’ultima sul mio tallone. La sensazione che si prova sotto l’acqua in balia di quell’onda mentre tenti di proteggerti la testa e ti rendi conto che hai qualcosa che ti si sta avvinghiando sulle gambe, non è molto rassicurante. Appena riemergo prendo un gran respiro e via di nuovo sott’acqua per togliere quella maledetta fune che non mi faceva risalire sul mio surf. Quando uscirò dall’acqua dopo 2 ore, mi renderò conto che la pinna del mio surf si è rotta, un po’, si riesce a nascondere al proprietario, e il mio tallone ha un taglio. Bene, penso, sono stato battezzato…

Alla fine della giornata il massimo che riuscirò a fare è surfare le onde in ginocchio, ormai non avevo più energie per sollevarmi, ma vi assicuro che anche se da fuori sembri un pirla, sulla tavola si ha comunque una bella sensazione. Hai le mani vicino le gambe e quando vuoi voltare basta che fai un po’ più peso a destra o a sinistra e la tavola subito cambia direzione, bellissimo. La prossima volta due requisiti, mare con onde meno frequenti, le onde mi hanno succhiato tutte le energie come una Ferrari spinta al massimo succhia la benzina, e una colazione super abbondante la mattina.

Quando esco a parte il lieve taglio di poco conto, mi accorgo che sono davvero stanco, trascino la tavola che questa mattina tenevo con un braccio. Le gambe si muovono pianissimo ed ho ancora il fiatone. Però sono soddisfatto, quello sport mi ha conquistato, il mare mi è sempre piaciuto. Mentre si nuota contro le onde ti accorgi di quanto la forza della natura possa essere inesauribile e quanto nonostante credi di farcela, lei è più forte di te. E’ proprio uno tosto il dio Nettuno!

A fine giornata ci spostiamo a Coogee, dove un allarme squalo fa uscire tutti dal’acqua. Io ero ancora sulla spiaggia a riprendermi dallo sforzo sovrumano di poco prima, mentre osservo due imbarcazioni e una moto d’acqua che iniziano a perlustrale il mare. Dopo un po’ l’allarme cessa, le imbarcazioni ritornano alle loro postazioni e i bagnanti in mare, come nulla fosse.

Il surf mi è proprio piaciuto, e l’idea di non poterlo fare ora che tornerò in Italia sminuisce un po’ il mio amore per le mie coste. Australia un po’ alla volta mi stai conquistando, lo ammetto!

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