martedì 25 gennaio 2011

Si riparte!


Questo viaggio ha un’atmosfera differente dall’euforia che precedeva lo spring brack, sarà che quello era il primo viaggio, sarà che eravamo fuori dal periodo di esami da un bel po’, sarà qualcos’altro, ma io ed Antonio avevamo uno strano presentimento. Bhò … speriam bene.

Il giorno prima di partire celebriamo l’addio ad una grande spalla di questo semestre, Davide. Ci invita a casa sua per un barbecue.

Pochi giorni prima era tornato da un viaggio con i sui genitori. La sera aveva ancora il Van, e non curante del fatto che i sui fossero a Sydney passa a prenderci. Tiriamo su un po’ di gente, Elena e Giada sembrano particolarmente felici di rivedere un wiked van, per un’attimo ci viene la pazzia di andare fino a Nelson bay per dormire li una notte. Ma alla fine il tutto sfuma. Chiamiamo ed andiamo a prendere Federico da casa sua e alla fine ripiegheremo per Manly, abbandonando l’idea di Nelson bay, per andare a mangiare in un ristorante thai dove, io ed Antonio per risparmiare decidiamo di prendere la cosa più economica.
Una schifezza che mi farà stare male per le due ore seguenti. Reincontriamo Andrea, l’amico di Alice che avevamo incontrato a Cairns, erano appena tornati da Uluru con Giada. Noi ci andremo a fine del nostro viaggio. Facciamo 4 chiacchere e nuovamente ricado in discorsi sulla nostra povera Italia con Andrea e Federico, poi ci spostiamo sulla spiaggia. Andiamo verso Shally beach, dove gli opossum vanno in giro come fossero cani randagi. Antonio dopo un po’ stufo delle solite chiacchiere inizia a scalare la stessa montagnola dove mesi prima avevo incontrato l’idiota e il padre modello australiano ( vedi post “Manly,l’idiota e il padre australiano modello” del 25/08/10). Questa volta il posto era però al buio.

Dopo una decina di minuti, io Davide e Piadina decidiamo di andare a vedere dove fosse finito quel pazzo. Finita la zona asfaltata iniziamo a cercare nel sentiero che si stendeva nella boschiva. Chiamiamo Tony, ma il pirla non risponde! Iniziamo a preoccuparci. In quella fitta vegetazione si vede solo poco avanti a noi, i cellulari illuminano il poco che basta per non mettere i piedi nei posti sbagliati. Io sono avanti a Giada e Davide chiude il gruppo, teniamo la nostra piadina al centro, non sia mai gli succedesse qualcosa, io da primo della fila avevo l’onore di essere quello che col viso distruggeva tutte le ragnatele che i maledetti ragni australiani tessono durante la notte … ogni tre passi era un imprecazione nei confronti di Antonio che non si trovava e mi faceva mangiare ragnatele …
Ad un certo punto arriviamo ad un bivio, uno dei due portava allo stesso scoglio dove eravamo stati mesi fa. Quale sarà? Ne scegliamo uno a caso e nel tragitto vediamo la cosa più sorprendente di quella serata, funghi fosforescenti! Non riuscimmo a fotografarli, ma l’immagine di quei funghi sul tronco dell’albero che brillano, mi è ancora ben impressa in testa. Continuiamo a chiamare Antonio, che non risponde. Dove cazzo stà quell’idiota esclamo! Davide mi tranquillizza, ma non riesco a spiegarmi dove diavolo sia …
Ad un certo punto tra i vari rami intravediamo un muro, il sentiero termina lì, in un piccolo foro che porta dall’altra parte. Non mi ricordavo un muro …
-Ragazzi, abbiamo sbagliato strada!- Esclamo.
Ormai incuriosito da quel muretto in stile blair witch project non resisto alla tentazione di vedere cosa ci sia dall’altra parte. La luce della luna lo illuminava di bianco, era un muretto in pietra , stile romano, antico, un po’ come quelli che si vedono giù dalle mie parti. Infilo la testa, sperando che dall’altra parte non ci sia un folle con una mannai pronto a decapitarmi, forse ho visto troppi film horror, penso. Faccio un passo veloce per sbucare dal di là il più velocemente possibile e davanti a mè la distesa di cespugli più sconfinata che avessi mai visto. Sulla sinistra a una ventina di metri si sentiva il mare e si intravedeva lo strapiombo che probabilmente ci separava da lui, sulla destra questi cespugli dal colore argenteo dovuto alla luce della luna, mi soffermo un secondo a gurdarli, nell’assoluto silenzio della natura, poi torniamo indietro.
Il percorso è accidentato, tra sassi e pozzanghere, piadina è sempre al centro che se la ride quando io e Davide pensiamo a tutto quello che di brutto potrebbe succedere. Smette però di sorridere alla parola ragni velenosi …

Dove diavolo è Antonio!?! Per l’ennesima volta proviamo a chiamarlo, ma ancora la sua segreteria “Hello this is your capitan speacking …” Si becca un vaffanculo.
Arriviamo alla magica roccia punto d’osservazione sul mare aperto, ma Tony non è lì, godiamo un attimo di quel panorama fantastico che da sul Pacifico sconfinato … che pace …
Sento il telefono che vibra, non ci posso credere! Antonio! E’ vivo! Al telefono mi informerà che non è riuscito a trovare il sentiero che continuava nel bosco, e quindi ha fatto una passeggiata per la strada asfaltata … maledetto!
A cellulari quasi scarichi, incazzati neri e pieni di ragnatele io e Davide torniamo giù … solo le risate di Giada ci rasserenano un attimo. Re incontriamo Antonio, poi anche gli altri che erano venuti su, ci spostiamo su un ‘altro punto d’osservazione alla fine di un sentiero mezzo asfaltato, nulla a confronto di ciò che avevamo fatto prima. Da lì facciamo altre chiacchere un po’ con tutti.

Al ritorno, con Antonio e Davide propongo un tuffo in mare, idea folle che Davide non seguirà, dovendo guidare. Antonio mi segue. Ovviamente il tuffo in mare aperto a Manly è una follia, la notte le onde sono invisibili, e chi sa, in quella spiaggia da sul mare aperto, qualche squaletto potrebbe essere in agguato. Ma tra Manly e Shally vi è una piscina illuminata scavata tra i gli scogli. Io ed Antonio ci guardiamo … E’ perfetta! Antonio corre indietro per la stradina che porta a Shally a recuperare un asciugamano che aveva visto abbandonato su una panchina, non voglio sapere di chi fosse, ma sembrava in buone condizioni. Io sono già in acqua quando arriva. E’ gelida, quando si tuffa fa un urlo degno di William Wollace.

Torneremo a casa infreddoliti ma felici. Il giorno dopo staremo bene, e quest’avventura si è dedicata uno spezzone dei miei racconti.

Tornando al barbecue, Davide ci tratta sempre bene, poco da dire, Giada, non piadina, l’altra, diciamo piadina 2, porta una sua amica spagnola, simpatica , ci sono tutti, anche Federico, le sue presenze sembrano ormai apparizioni. La serata finisce relativamente presto tra chiacchiere e qualche gag. Salutiamo Davide, che noi sapremo di rivedere al nostro ritorno e con Alice, Andrea, Antonio, Giada e la sua amica andremo nuovamente al terribile Lansdome Hotel, il pub più lercio di Sydney, il nostro pub! C’è musica dal vivo, ma quella serata terminerà in un modo impensato … Andremo a dormire tardissimo, quasi all’alba.
Al risveglio abbiamo l’aereo, in concomitanza io ed Antonio esclameremo: Che mattina di merda! Siamo due coglioni! Hahaha e ci metteremo a ridere.

Riusciamo per tempo a dirigerci all’Unilodge, e da lì taxi per l’aeroporto. Si parte! Melbourne e sud Australia, stiamo arrivando! Crollerò a dormire non appena sento l’aereo che dopo l’accelerazione si leva in volo. Il risveglio sarà traumatico …

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