La strada scorre fluida sotto di noi. Mentre osservo i paesaggi che si impongono ai lati delle nostre auto realizzo perché quella strada è considerata un monumento nazionale! La Great ocean road venne costruita dopo la prima guerra mondiale, col triplo intento di dedicare un monumento ai caduti di quella guerra, per connettere con un tratto stradale quelle zone dall’alto valore paesaggistico che sud il Victoria possiede e infine per dare lavoro ai reduci di guerra che tornati in patria trovavano difficoltà nel riallocarsi.
Sono ancora un po’ pensieroso per quello che il signore che tagliava il prato ci aveva detto poco prima, ma ormai c’era poco da fare, la strada non permette di andare troppo veloci, quindi non ci resta che goderci il paesaggio e arrangiarci quando sarà ora di capire se arriveremo per tempo o no. Per lo meno non c’è troppo traffico per strada e questo mi tranquillizza, essendo stata quella la più grande fregatura descrittaci dal tizio.
Iniziano a diventare familiari. Intravediamo l’imbocco per la prima delle due attrazioni che primeggiano su tutte le altre. Parcheggiamo le auto e percorriamo un sentiero un po’ in discesa che dal parcheggio si divincola tra i cespugli e ci conduce in un posto deve si può ammirare il London Brinde. Un faraglione in pietra, una volta composto da due archi, che ricordavano la famosa costruzione nel centro di Londra.
La forza e l’usura del mare però hanno fatto collassare il pezzo che connetteva la punta più estrema con la terra ferma, questo mentre alcuni turisti si trovavano a visitare il posto. Furono costretti ad attendere l’intervento degli elicotteri per poter tornare sulla terra ferma. Per questo ormai il nome London bridge è solo un ricordo di come fosse quel posto prima ed è stato rimpiazzato dal nome ( originario) London Arch.
Nonostante tutto la struttura ha ancora il suo fascino!
La scogliera alla nostra destra precipita netta per una trentina di metri fino ad incontrare la sabbia che poco più avanti si unisce al mare e fa da cornice al London bridge che li, in mezzo al mare sembra ergersi aspettando la sua fine, che inesorabilmente arriverà a causa di quella stessa forza che lo ha creato, l’oceano.
Resto affascinato dalla bellezza di quanto la casualità delle forze della natura possano portare alla creazione di tali strutture, e quanto inesorabilmente, e spietatamente, come le hanno create, le stesse forze le distruggeranno. Respiro la brezza marina che insaporisce l’aria, gusto quell’istante e mi rendo conto che, tra molti anni, quel posto non esisterà più! Mi rallegro di esser arrivato per tempo, ed inizio ad immortalare quella struttura condannata a sparire.
Ci sediamo in un bel posto in cui la vista è esattamente su quei mistici faraglioni ed Elena tira fuori una bottiglia di vino rosato, quel vino aveva lo stesso colore del tramonto che ci apprestavamo ad ammirare. Sembrava quasi che la luce del sole di quel momento fosse stata intrappolata in quella bottiglia di vetro trasparente e tenuta insieme dall’acqua. Perfetto! Uno dei tramonti più suggestivi mai visti, mi giro in torno, guardo i miei amici e guardo quel paesaggio, lo strano rumore delle onde in lontananza che aggrediscono quelle creazioni dal nome così sacro la cui colorazione passa da un giallo paglierino ad un rosato man mano che il giorno si accinge a lasciare strada alla notte. Si respira qualcosa di magico in quel posto ed ancora una volta, ringrazio il cielo di esserci venuto prima che la natura si riprendesse una delle sue più belle creazioni.
Il sole sembra cadere sempre più in fretta man mano che la sua sagoma si avvicina all’orizzonte, ci dirigiamo verso le nostre auto. Ormai siamo prossimi ad Apollo bay, pensavamo, un po’ stremati dalla lunga ed intensa giornata. Il tempo però ci riservava ancora una piccola sorpresa. Ormai erano quasi le dieci di sera, quando finalmente tra curve della strada scarsamente illuminate dai nostri fari si intravede da lontano qualche sporadica luce che indica la presenza di qualche costruzione. E’ Apollo bay, la baia del dio del sole greco stava però per farci un piccolo scherzo. Affamati individuiamo il nostro ostello, che decidiamo di raggiungere dopo per dedicarci ora alla ricerca disperata di qualcosa di aperto per poterci nutrire. La città è buia, ma sulla strada principale notiamo l’unico locale rimasto aperto, una pizzeria che stava per chiudere. Parcheggiamo speranzosi di poter prendere qualcosa da mettere sotto i denti. Appena spegniamo le auto, non facciamo neanche in tempo ad approcciarci alla maniglia per poter scendere che il cielo sembra aprirsi, riversando in terra una quantità di pioggia degna di una tempesta tropicale. Non abbiamo alternative. Ci buttiamo fuori dall’auto per riversarci nella pizzeria. Sono fradicio, sembrava che avessi corso attraverso una doccia aperta al massimo, miseriaccia! Per di più sono rimasti 3 ultimi impasti, non possiamo neanche permetterci il lusso di scegliere che dimensione di pizza volere, nulla, ci arrendiamo al nostro inesistente potere d’acquisto e prendiamo su quello che resta. Andiamo in ostello, e dopo aver razionato quei pezzi di pizza ci regaliamo una doccia prima di poter andare a dormire. Noi ragazzi avevamo una stanza diversa da quella delle ragazze. Con noi vi erano due sconosciuti, uno dei quali ho rischiato di uccidere a causa della mia scaletta che poggiata in modo precario sul mio letto a castello ha pensato bene di cadere nel modo più rumoroso possibile, di piatto sul pavimento a pochi centimetri dal volto di questo povero sconosciuto. Dopo quel tonfo disastroso lui si sveglia di colpo, con espressione un po’ incazzosa. Osserva la scala a 10 centimetri dal suo cuscino e si volta verso di me. Io non ho mezza voglia di perdere tempo in scuse gli faccio un cenno con le braccia per dirgli, ‘che ci posso fare, stì letti a castello so fatti male!’ e mi stendo a dormire. Per un attimo resto quasi scioccato dal fatto che se la scala lo avesse colpito probabilmente lo avrei accoppato … ma poi ripenso al suo visto spaventato al rumore del tonfo metallico che gli cade a pochi centimetri dall’orecchio e non riesco a trattenere le risate.
L’ultimo tratto presenta un panorama molto diverso, la vastità delle aree viste in precedenza viene rimpiazzato da un paesaggio in cui la strada scorre vicino a degli strapiombi che separano il mare e le montagne.
Decidiamo anche di fare una piccola sosta ad un faro, la sua figuara era abbastanza suggestiva da meritare una visita e un paio di foto.
Il film non merita troppe descrizioni, ed onestamente non è neanche un gran bel film, ma la scena finale si inspira a questa spiaggia. Dopo averlo visto un paio di settimane fa ci eravamo prefissati di farci un salto, in fondo Bells Beach è una selle spiagge più famose per il surf, quindi perché no?
Prendiamo una rincorsa lunghissima e ci gettiamo in quelle acque gelide. Antonio inciampa e finisce in acqua con un tuffo rovinoso che lo immerge nel gelo un po’ prima di quello che si aspettasse, non si farà nulla. Il contatto con l’acqua è paragonabile ad un tuffo in una piscina piena d’aghi. La temperatura dell’oceano era bassissima e l’acqua sin da subito iniziava a pungere. Nuotiamo un po’ sperando di abituarci a quel freddo, ma dopo alcuni minuti non ne possiamo più e desistiamo. Abbiamo fatto la nostra cazzata giornaliera, è ora di riscaldarsi nuovamente … ovviamente appena usciti dall’acqua il sole scompare dietro le nubi prolungando la nostra agonia fino alle auto, ma non importa, ci diamo il cinque infreddoliti e siamo fieri che anche a Bells beach possiamo mettere il segno di spunta.
Ci fermeremo nuovamente a Torquay, per sistemare i conti, mangiare e riassestarci un secondo, oggi fa freddo ed andare in giro in costume ancora umido non è una rande idea. Con Antonio decidiamo di tornare alle auto per cambiarci, sperando di trovare uno dei tanto comuni e puliti bagni pubblici che sono disseminati in Australia, ma ancora una volta la fortuna non ci assiste. Presi per sfinimento e quasi assiderati, decidiamo di farlo a modo nostro, alla Aussie! Non curanti che le auto fossero parcheggiate in centro, proprio a fianco di una delle strade più frequentate di quella zona, copriamo i finestrini alla buona con degli asciugamani e a turno, ci cambiamo. Vedere dalle fessure non troppo piccole la gente che passava vicino all’auto mentre mi cambiavo mi metteva fretta, molta fretta … Speriamo non passi nessun poliziotto, o che nessuno degli asciugamani caschi giù, pensavo mentre frettolosamente cercavo di infilare una gamba nei pantaloni…
Fortunatamente, in maniera impeccabile uscirò dall’auto con un bel paio di pantaloni lungi che iniziavano già a far circolare nuovamente il sangue alle gambe.
Poco dopo ripartiamo per direzione Melbourne. Poco prima avevo sentito Mariagiulia per telefono e quell’ancgelo di donna ci offriva un posto per dormire, in fondo come ci faceva notare dovevamo prendere l’aereo alle 5 di mattina, non valeva la pena prendere un’ostello, ma la poveretta non so se immaginava di dover ospitare sei trasantatissimi desperados.
Arrivati a Melbourne continuo in auto a seguire Tony ma ad un certo punto il traffico diventa troppo intenso. Decidiamo di separarci e ritrovarci trovarci a St Kilda per gustare l’ultimo tramonto in riva al mare tutti insieme. Mentre per strada facevo il massimo per non perdere comunque di vista l’auto guidata da Antonio uno strano ottimismo conquista me e Sara mentre alla radio ascoltiamo un pezzo fantastico che purtroppo non ho preso giù! Alziamo a tutto volume e con i finestrini abbassati iniziamo ad attirare l’attenzione di tutti gli automobilisti e passanti.
C’è chi ride nel vederci che balliamo nei modi più assurdi e divertiti quei ritmi australiani, chi ci saluta col il gesto di You Rock! E chi ci asseconda. Un altro piccolo momento di delirio …
Cercando in tutti i modi di capire come arrivare a quel posto attraversiamo ponti a pagamento, senza pagare ovviamente, imboccando bruscamente incroci all’ultimo secondo e cambi di direzione improvvisi. Finalmente St Kilda! Un ultimo tramonto tutti insieme è il giusto modo di terminare quel viaggio bellissimo!
Tornati in centro usufruiamo dell’ostello preso da Alice e Giada, quella sera ci saremmo separati, le due ragazze all’ingresso in ostello saranno accompagnate da altri 7 loschi soggetti che usufruiranno di tutti i servizi, tra cui doccia, elettricità e io perfino un caffè in cucina, come fossimo normali ospiti paganti, ma non importa, ancora una volta facciamo all’australiana!
Passiamo la serata in centro cercando un posto tranquillo in cui prendere una birra, ma alla fine ci troveremo a vagare un po’ qua e la alla ricerca di un posto aperto tra i posti migliori proposti da Mariagiulia, che nel frattempo ci aveva raggiunti.
Ormai è quasi mezzanotte, la magia stà per finire. Salutiamo Alice che reincontreremo a Sydney e con un abbraccio fortissimo saluto Giada. Tornerà in Italia tra pochi giorni. La sua presenza mi ha addolcito il semestre. In fondo è grazie a lei se ho conosciuto tutti gli altri. Lei è stato il mio primo contatto qui a Sydney e purtroppo anche la prima ad andare via. Un ultimo abbraccio forte sperando di rivederla presto in Italia e ci rimettiamo in auto. Mariagiulia cerca di richiamare la mia attenzione facendomi notare i punti di riferimento da seguire domattina, o ancora una volta meglio dire frà poche ore, per riuscire a raggiungere l’aereoporto passando per il centro città per prender su Jonas. Io però ho la mente impegnata, sono stanco e un po’ triste, la prima parte del viaggio era finito e avevamo perso una di noi. Piadina tornava in Italia ed io iniziavo già a sentire la tristezza che da lì mi avrebbe accompagnato per i prossimi 2 mesi, in cui lentamente tutti quanti sarebbero andati via.
Assonnati arriviamo a casa di Mary, un bilocale abbastanza grande per viverci come faceva lei assieme alla sua coinquilina. Lei da manuale arrangia le altre 6 persone alla buona. Io ancora rattristito ripeto mentalmente i punti di riferimento che domani mattina mi saranno indispensabili per non perderci dentro Melbourne, questo modo riesco a non pensare al saluto di poco prima e finalmente a prendere sonno.
Dopo un paio d’ore la sveglia ci richiama tutti all’ordine. Mariagiulia gentilissima come poche persone al mondo ci prepara sei caffè, in una moka da uno, alias rifà il caffè per sei volte di fila, un angelo! Quel caffè farà si che io riesca ad essere sufficientemente sveglio per ricordare strada e gestire il traffico, apparte un paio di semafori, in maniera impeccabile. Arriviamo in aereoporto, lasciamo le auto e ci imbarciamo. Destinazione Alice Spring, red center arriviamo!
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