Horny Chicken e gallina pazza.
Il caldo del sole mattutino è un ottimo modo per svegliarsi presto la mattina…ma le ripercussioni si sentono quando in Van si percorre una strada 400 km. E’ sorprendente rendersi conto di quante idiozie si sparano per colpa del cervello ancora annebbiato e rintronato. Il viaggio è lunghissimo ci aspettano 400km da Harvey fino a Rockhampton.
Tony l’uomo delle sfide, dopo aver gonfiato il materasso a fiato 2 gg prima a spese della sua sensibilità facciale, decide di riprovare una nuova sfida con se stesso. Guiderà per 300 km con il sole cocente che gli penetra dal finestrino e gli renderà il braccio destro di un colore rosso tramonto, prima di chiedere il cambio … un eroe …?
Durante i 300km gli faccio da copilota, facendo quattro chiacchere mentre dietro di noi Giulio e Davide si godono i comodi lettini dietro, e recuperano ore di sonno…
Nel delirio delle chiacchere senza senso, osservo la strada davanti a noi e la radiolina che ci fa parlare con l’altro Van, e noto che ci manca un nome in codice. Ogni viaggio che merita di essere definito tale è composto da gruppi di veicoli che si accomunano sotto un nome in codice, un gergo che li renda un branco! Questo l’ho imparato da mio zio, ex camionista ed amante del fuoristrada. Decido che i nostri due Van hanno bisogno di un nome in codice. Prendo la radiolina e comunico con le ragazze. I nomi scelti in partenza erano Rospo ipnotico e Gallina pazza. Il rospo ipnotico era il Van dei maschi, simboleggiava il livello alcolemico che avevamo intenzione di mantenere nei periodi in cui non si era alla guida. Gallina pazza era il Van delle ragazze. Tale nome non ha bisogno di spiegazioni … :p
Nel comunicare i nomi di battesimo, la superstizione femminile e la loro totale disaffezione a ciò che gli viene comunicato via radio, fa si che percepiscano solo la parola gallina, che ovviamente non gli è piaciuto ed ha necessitato una mediazione esplicativa.
Comunque dopo pochi minuti di chiacchiere con Tony pensiamo bene di rinominare Rospo ipnotico come Horny Chicken, suona più ganzo e coerente con Gallina pazza. Così il nostro Van divenne Horny Chicken, la gallina arrapata … anche tale nomenclatura non ha bisogno di spiegazioni.
Bene i nomi li abbiamo dati, e abbiamo percorso circa 150-200 Km… siamo fuori tempo e la spia della benzina inizia a raggiungere i livelli di attenzione. Arriviamo in una cittadina totalmente irrilevante, come tutte le atre qui attorno d’altronde, e composta da poche case che sorgono nei pressi dell’autostrada, tiriamo un sospiro di sollievo e comunichiamo a Gallina pazza la sete del nostro Van.
Vediamo due diversi distributori di benzina … entrambi chiusi … bene … non demordiamo, lasciamo le ragazze a fare una sosta visto che dovevano compare non so bene cosa e rifacciamo un giro del vicinato in cerca di informazioni. Vedo 2 ragazzi che camminano sul marciapiede, li affianchiamo e gli chiedo se c’è una pompa di benzina nelle vicinanze, nel farlo sollevo lo sguardo e incrocio quello del ragazzo più alto, lui gentilmente si volta e mi fissa …
Ringrazio il signore di aver avuto gli occhiali da sole in quel momento. Dietro di me Tony si lascia sfuggire una lieve risata che subito cerca di trattenere. Non riuscivo a capire dove dovevo guardare il ragazzo … i suoi occhi erano incredibilmente fuori asse … da noi si dice uno ti guarda e l’altro ti manda a fanculo … ma povero ragazzo lui era una versione advanced della forma di strabismo … non mi capacito come fosse possibile ma nessuno dei suoi due occhi fissava me … la sua risposta è stata gentilissima e io ho cercato di nascondere ogni cenno di risata.
Non sono solito deridere la gente per queste sfortune, ma la scena era talmente surreale, talmente impossibile, che l’ho trovata troppo assurda. Una città desolata nel mezzo del caldo, tutto sembrava chiuso, e per strada questo ragazzo, alto e piazzato che pedala una piccola bmx con a fianco un altro ragazzino, che si volta ti fissa e ha quello sguardo … non so come ho fatto a non ridere ma sembrava una scena da film post nucleare in cui i pochi superstiti annaspano per sopravvivere in posti desolati. Noi ci eravamo capitati proprio in mezzo.
Ringrazio i miei occhiali da sole che mi permettevano di non fissarlo in faccia per riuscire a mantenere un minimo di serietà. Lo ringraziamo per le informazioni e ripartiamo. Mi volto e fisso intensamente Tony che alla guida aveva un espressione rigida, una postura stoica e sguardo fisso in avanti, si volta verso di me lentamente, mi fissa … e scoppiamo a ridere … mi sono sentito una merda per quel ragazzo, ma la situazione era troppo surreale per crederci e non ridere sarebbe stato un insulto al mondo e alla sua assurdità!
Avvertiamo le ragazze via radio che Horny chicken va un po’ più avanti a fare benzina. Loro ci dicono che finiscono il loro breack e ci raggiungono. Mentre vado a pagare, Davide si sveglia, e un urlo simile a quello di chi ha appena visto un oasi nel deserto mi richiama. Gli occhi di Davide sono luminosi, non sembra si sia appena svegliato, è gioioso e sorridente, cosa c’è? Penso … Torno al Van e Davide, occhi di falco, aveva visto una piccola pubblicità che mostrava l’affare della settimana, un ananas per 60 centesimi, ne prenderemo quattro … fantastico Davide!
Le ragazze non si vedono ancora. Accostiamo all’uscita della benzina per aspettarle, anche loro decidono di fare rifornimento … il più lungo della storia … dopo 15 minuti d’attesa sotto il caldo australiano e in ritardo penso, male, di chiedergli che stavano facendo … la risposta non mi è piaciuta …
Il tempo in cui horney chicken aveva girato in tondo in cerca di benzina, chiesto informazioni in una scena che neanche Tarantino avrebbe immaginato per uno dei suoi film, fatto benzina, comprato 4 ananas e atteso altri 15 minuti mentre l’orologio segnava un ritardo clamoroso, non era bastato alle ragazze per fare la loro pausa caffè… e la loro risposta era stata si stannò prendendo un caffè. Mentre il povero temerario Tony era alla guida da 3 ore senza sosta , senza liquidi, senza aria condizionata e con un braccio rosso carbone ardente …
Le comunicazioni radio si interruppero per un po’… ho capito che io a volte sono fisiologicamente particolare e in quei casi devo stare zitto … mai capacità di comprensione di me stesso è ancora arrivata ad essere più saggia di questa …
Dopo un po’ d’attesa ripartiamo. Dopo alcuni chilometri Davide tira fuori il suo super coltello, uno svizzero multifunzione, il tipo di oggetto che in mano a Mc Giver gli permetterebbe di creare un carro armato, attaccare l’Iraq, costruire una piattaforma petrolifera, una raffineria e rifornire la nave che costruirà per riportarlo a casa. Ma Davide, saggiamente, si limita ad estrarre la lama ed iniziare ad affettare l’ananas. Il suo profumo assale il Van, quell’aroma di ci avvolge e finalmente in un momento di pura ispirazione ci accorgiamo che l’aria condizionata non era rotta … ma semplicemente impostata su ‘automatico’… doveva essere proprio un automatico settato dagli Australiani… fuori un caldo assurdo e il massimo che tirava fuori era un ventino che definirei paragonabile al vento che fa un ventilatore durante le arsure Bolognesi. Passiamo al manuale e la temperatura interna inizia a diventare finalmente accettabile.
Nel mentre io da buon copilota penso bene che sia gentile rendere Tony partecipe del sapore dell’ananas, prendo una forchetta e gli porgo un pezzo, l’amico apprezza il gesto … ma gli stronzi dietro, due bastardi senza alcun sentimento da camerati iniziano un processo di derisione che ancora ora io e Tony ci portiamo dietro … che bastardi …
Dopo circa 4 ore la pace regna nel Van le ragazze sono stanche di guidare, chiedono un cambio con Davide, e propongo anche io a Tony di rilassarsi un po’. Arrivava il buio e guidava da 4 ore, la sua sfida poteva esser ritenuta vinta. La pace, l’anarchia, il rutto libero e il disordine che regnava in Horny chicken venne interrotto. Rimischiamo gli equipaggi, ora non siamo solo uomini, dobbiamo contenerci, ma in compenso la presenza di Elena nel van ci permette di avere un senso decenza che renderà l’ultima ora di viaggio una piacevole guida canticchiando qualche pessima canzone degli 883… e io che credevo che piacessero solo a mia sorella … guardo nello specchietto retrovisore e noto Antonio ed Ele che canticchiano super inspirati le canzoni di Max Pezzali, da quel momento deciderò di far si che quel cd sia sempre nel van dove non mi trovo io …
Durante il tragitto in cui guido io mi becco un richiamo da Marta che dice che corro troppo … la strada si incupisce il buio ci avvolge, e a parte le sporadiche auto che superiamo o ci superano, mi rendo conto di quanto siamo veramente sperduti. Ma una volta arrivati a Rockhampton siamo ufficialmente ai tropici! Il tropico del capricorno fa da limite immaginario alle porte della citta…
Dopo un paio di inversioni di marcia e un paio di svolte improvvise riusciamo ad arrivare al nostro campeggio, siamo in ritardo e l’ufficio reception è chiuso … telefoniamo, e con voce un po’ scocciata il titolare ci dice di aspettare il custode …
Il custode! Un personaggio che merita un paio di righe. La sua figura sbuca dall’scurità dietro l’ufficio della reception, come se fosse sempre stato lì ed avesse solo atteso il momento migliore per fare un’entrata degna di nota. Ci fissa parlandoci inclinando un po’ la testa, ha un fortissimo accento australiano. Non so se fosse l’accento e la sua postura ricurva, ma a me sembrava un po’ brillo il tizio…
Comunque, ci dice di cercare un posto e piazzarci, poi la mattina sistemeremo. Andiamo a piedi Io Elena Tony e Giulio a dare un occhiata più avanti e una volta trovato il posto torniamo ai Van. Il bello è stato rivedere il custode che spuntava nuovamente dalla sua zona oscura, con lo stesso andamento e le ripetendo le stesse frasi di prima … si scuserà dicendo che credeva che fossimo un nuovo gruppo di persone … io ho solo la conferma che fosse bello brillo.
Spostiamo i Van, e ci piazziamo nella zona che ci piaceva di più, alias a 2 metri dai barbecue e da dove si può cucinare … Probabilmente il subconscio voleva indicarci che avevamo fame.
Quando prenotai questo camping , circa un mese fa, sapevo che serviva per una sosta tattica per riposarci e riprendere il viaggio il giorno dopo, quindi non feci troppo caso al nome: Riverside Camping. Il campo era proprio sulla riva del fiume, e aprendo la portiera del van le zanzare mi assalirono come se fossero state inviate a fare un banchetto degno dei matrimoni più gloriosi. Nel mentre vicino l’auto c’è un suono fastidiosissimo, un GRAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA continuo e forte. Nel mentre cerchiamo di capire cosa diavolo sia un esclamazione mi fece totalmente dimenticare l’avvertimento. Non so chi fosse stato il genio che lo avesse detto per primo, ma ormai si era sparsa la convinzione, assurda, che avessimo pestato una rana solo per metà e l‘animale stesse soffrendo atrocemente emettendo quel suono assordante … certo …
Fortunatamante non ho dato retta all’assurda idea di spostare il van per controllare se vi fosse la povera rana sotto una delle ruote ed ho preferito prendere la lampadina e seguire il suono. Alla fine il rumore proveniva dal nulla! O meglio dall’erba , il prato sembrava fatto con la classica Dicondra, il classico tipo d’erba dove una rana non può non vedersi! Ma il rumore era lì! Anche Giulio mi raggiunge e la sua esclamazione “Che cazzo c’è lì che fa un casino del genere?” anticipa i miei pensieri. Mi faccio pochi scrupoli e inizio a calciare fortissimo con la parte bassa della suola per terra. Sembravo un cretino, se mi avesse visto il custode, che sarebbe sbucato dall’ombra di un albero, probabilmente avrebbe pensato che fossi strano almeno quanto lui …. comunque la tecnica funziona, il suono sparisce, doveva esserci stato un tipo di grillo super incazzato australiano che però voleva minare il mio sonno … poveretto … ora è nel paradiso dei grilli a grillare quanto vuole.
Risolto il problema rumore atroce, le ragazze ci chiedono cosa mangiamo, se ci va bene una pasta con melanzane, io la pasta la sera non la mangio, esclamo. Poi mi rendo conto che ero un po’ troppo rompi coglioni e soprattutto che, al finire di quella frase le ragazze si bloccano, tutte! E, come se avessi innescato un ordigno nucleare, lo sguardo di tutte loro si blocca istantaneamente sulla mia piccola figura, che si sentiva come il povero grillo appena pestato, era come quando i terminator guidati da Skynet incontrano Joe Connor e il loro obbiettivo è … Distruggerlo!
Prontamente disinnesco l’ordigno precisando subito “ No … dai va bene … non mi va di rompre i coglioni oggi … va benissimo la pasta!”
… L’aria riempie nuovamente i miei polmoni, il tempo ritorna a scorrere e le ragazze ritornano a frugare tra le loro cose come nulla fosse successo … Fiù !!!… che scena … e mi rendo conto che l’ho scampata per un pelo…
Nel camping comunque i rumori sono ancora molti, il grillo è morto, ma si sentono rane al fiume e strani versi di uccellacci che continuano a gracchiare cattivissimi…cazzo di posto sono andato a pescare per campeggiare, mi rammarico.
Decidiamo di montare la tenda mentre le ragazze amorevolmente preparano, mi accorgo che mentre provo a fissare uno dei tiranti della tenda, ho qualcosa sulla mano che mi cammina. Abbasso la luce e una dannatissima raganella verde mi aveva scambiato per un divano… era lì comodamente appostata sulla mia mano e non si spostava … tutto quello che so sulle rane e che ti pisciano addosso brucia … la guardo pensando al da farsi, confabulo e realizzo che il mio braccio ha la conformazione di una bellissima catapulta naturale … ciao raganella!… la ritroveremo piazzata sul parabrezza di gallina pazza, da dove non si sposterà per un paio d’ore, non so se per colpa del volo o se per il calore del motore che le dava conforto.
Finita la tenda decido di correre in doccia prima dei ragazzi per non finire nuovamente come a Harvey dove quei bastardi erano sotto la doccia da 30 minuti e l’unica acqua rimasta per fare una doccia era… gelida … questa volta no, lo stronzo voglio farlo io gne gne gne confabulo … purtroppo queste docce non subivano il colpo d’acqua calda da 30 minuti e , purtroppo, anche Giulio e Tony, i maledetti di Harvey riescono a godersi la doccia, dovrò posticipare la mia vendetta.
Tornati dalle docce io e Giulio facciamo un salto alla zona barbecue/cucina dove le ragazze trafficavano con i fornelli pentole e coltelli, che tesori!
Notiamo però che Alice e Giulia sono li che guardano i fornellini a gas dei nostri Van cercando di accenderli. Ci avviciniamo per dargli una mano, non so da quanto tempo fossero lì, ma erano con questo foglio in mano che fissavano il fornelletto, una costruzione semplicissima, basilare, avviciniamo le mani ai fornelli e Giulia esclama ” Non toccate, leggete le istruzioni prima!” … … … “penso che Giulio avesse pensato la mia stessa cosa”. Fatto sta che fissiamo i due fornelli, uno a testa, 3 secondi dopo averli presi in mano questo fornelletto da un kg con la sua piccola bomboletta di gas da mezzo litro inserita, lo osserviamo, lo poggiamo nella sua collocazione iniziale, premiano un gancetto che incastrava la bomboletta, giriamo il gas, scatta la scintilla e i due fornelletti si avviano. Le istruzioni sono per chi non ha fame, penso, faccio un sorriso a Giulia e torniamo ai nostri affari.
La cena comunque riesce in maniera divina, devo ammettere che le ragazze anche nelle situazioni più disparate siano riuscite sempre a soddisfare la nostra fame, grandi! Beato chi se le sposa … hahaha :P
Alle 9.30 le luci del barbecue si disattivano in automatico, ma se quelli del camping pensano che questo basti a placarci si sbagliano di grosso… prendo la lampadina e la piazzo su una bottiglia vuota per illuminarci a mò di neon. Un piccolo tributo ai vecchi ricordi dei vari San lorenzi passati in spiaggia.
Chiacchieriamo un po’, i rumori di vari animali ci accompagnano, sento qualcosa che mi cade nella schiena, alzo la testa e sopra di noi un maledettissimo pipistrello gigante staccava pezzi di rami e ci guardava … decidiamo che stà bene dove stà … e continuiamo le nostre chiacchiere, ormai un pipistrello di mezzo metro ci sembra normale …
Decidiadiamo di andare a dormire relativamente presto, il giorno dopo abbiamo ancora un po’ di chilometri da macinare. Dopo essere tutti tornati dal bagno notiamo che in tenda c’è una luce e due ombre che si muovono … parlano a bassa voce e ridacchiano … ma chi cacchio sono?
La luce all’interno cade sul materassino e un’ombra in movimento viene proiettata sulla parete della tenda. L’ombra mostra un barattolo e 2 figure sedute ad indiano. Una ha in mano un pezzo quadrato di qualcosa l’altra fissa la prima ombra mentre solleva un braccio che impugna qualcosa che sembra un coltello e lo dirige su un ombra posta al centro tra i due. Riemerge colando qualcosa e poi si posiziona sulla base quadrata nell’altra mano, mentre l’altra ombra esclama “ma quanta ce ne hai messa?” Noi capiamo e iniziamo a ridere, allora la seconda ombra esclama ancora “Cazzo ci hanno scoperto!”
Questa perla regalataci da Tony e Davide mente trafugavano nutella ci manda tutti a dormire col sorriso.
La mattina dopo il viaggio riprende per Makay. Alice però provvede a farci risparmiare una trentina di dollari passando dall’ufficio del camping per pagare e dichiarando che avevamo usato un solo spot e senza corrente … falso, ma eticamente giusto direi! Grande Alice!
Il viaggio per Makay dovrebbe essere di 350km circa 4ore e mezza secondo Google.
Cerchiamo la direzione giusta e nel frattempo si chiacchiera tra i van con le radioline. Nelle 2 ore successive di viaggio l’aria condizionata ci prende per il culo, non si riesce a settare bene e il percorso sembra quasi una traversata nel sahara. Noto che il clima tropicale non differisce troppo dalle caldi giornate afose che si hanno a Ruffano, l’unica differenza e che qui ci sono 10000 tipi differenti di ragni, insetti, serpenti e così via che possono ucciderti in un nano secondo,
Decidiam di fermarci ad un’area di sosta che pubblicizza caffè gratuito … restiamo delusi quando scopriamo che era una trappola, del caffe neanche l’ombra … dopo una piccola pausa per sgranchirsi le gambe ripartiamo, ma dopo pochi chilometri Giulio ci informa che il motore non risponde come dovrebbe … passa dai 3000 ai 5000 giri in pochissimi attimi, la cosa è strana. Decidiamo di fermarci sperando che il caldo abbia fatto impazzire il contagiri e nulla più, apriamo il cofano, ma non capivamo nulla … era un motore vecchio di una decina d’anni, ma la mia esperienza si limita ad aver sostituito un carburatore e la marmitta dello scooter … non abbiamo la più pallida idea di cosa possa essere e mettere le mani a caso non sembra la cosa migliore da fare. Ci limitiamo a controllare l’olio e a guardare i vari componenti sperando in un miracolo …
Devo ammettere che Horny chicken fosse già malaticcia dalla prima volta che l’ho guidata … appena si frenava il manubrio vibrava pesantemente e ovviamente la frenata ne risentiva di brutto, per fermarsi occorrevano almeno 50 metri a velocità cittadina, il che rendeva i tragitti nel traffico molto stressanti …
Decidiamo di ripartire , faremo una sosta una cinquantina di km più avanti nell’unico distributore di benzina incrociato dopo un paio d’ore di viaggio. Ci rifocilliamo e ci diamo il cambio alla guida, mentre le ragazze vanno avanti Antonio sperimenta un mestiere che potrebbe fare in futuro, non si sa mai, il lavavetri. L’idea era pregevole, ma l’attuazione ha fatto si che ora sul nostro van vi fosse una melma fatta di moscerini, polvere e acqua… perdiamo dell’altro tempo aspettando che Tony rimedi al disastro, alla fine ripartiremo con un vetro che … se lasciavamo perdere era meglio …
Le ragazze nel frattempo ci avevano distaccato, l’orgoglio ci proibiva di chiamarle per chiedergli di aspettarci e per venti minuti abbiamo mantenuto il silenzio radio. Nonostante facessimo i 130 la sagoma di gallina pazza continuava a non vedersi. Il timore che possano aver sbagliato strada un po’ ci turba, decidiamo di lanciare un segnale via radio, se le ragazze sono nell’arco di 5km ci sentono … ma nulla … il silenzio. Con le mani fisse sul volante che vibra incrocio lo sguardo dei ragazzi allo specchietto, i nostri occhi parlano chiaro … dove sono? Decidiamo di perseverare nell’ignoranza e di non telefonargli…dopo un'altra decina di minuti di silenzio sentiamo Alice … suona un po’ preoccupata con un filo di voce esclama “ragazzi?! Dove siete!?”. Un sospiro di sollievo, intravediamo il verde di gallina pazza che sfreccia un po’ più avanti tra le sconfinate distesi di nulla che caratterizzano l’Australia. Per fortuna che il giorno prima Marta mi aveva accusato di guidare troppo veloce, penso. Poi mi ritorna in mente l’immagine di Antonio lava vetri e realizzo che probabilmente abbiamo perso un po’ troppo tempo in quella sosta…
Il viaggio prosegue tranquillamente arriviamo a Makay, attraversiamo una cittadina il cui aspetto sembra molto simile a quello una città balneare italiana ma una volta lì si percepisce una sensazione strana … nonostante il bell’aspetto delle strade circondate da palme la citta non sembra offrire nulla di speciale. Proseguiamo 4km più avanti e arriviano al nostro camping, Bucasia. Una volta scesi il posto è meglio di quanto mi aspettassi, il camping si affaccia sulla costa, una distesa di sabbia arancione e il mare sono davanti a noi. Non ci pensiamo due volte, chiudiamo i van, mettiamo i costumi e siamo in spiaggia. L’atmosfera è surreale, davanti a noi il bagnasciuga si articola con varie dune dove il mare non bagna la sabbia, a destra e sinistra una spiaggia modellata dal ritorno della marea e tutto attorno un silenzio bellissimo, siamo solo noi e poche altre persone su una spiaggia la cui fine non si riesce a vedere, bellissimo!
Chiediamo a due vecchietti se si può fare il bagno, dopo il camping a Rockhampton dove la guida consigliava altamente di tenersi alla larga dai fiumi per presenza di coccodrilli siamo ormai consapevoli che l’Australia nasconde sempre qualcosa che può ucciderti in pochi minuti dietro ogni angolo, ma quando ci viene confermato che il posto è sicuro, posiamo i nostri asciugamani e una corsa infinita ci porta verso il mare. L’acqua è bassa per molti metri, mi ricorda la spiaggia di San Giovanni dove ho trascorso molte delle mie vacanze estive, ed è stranamente tiepida.
Resteremo in spiaggia un’oretta, tra foto e un paio di gag, il sole inizia a calare e noi ragazzi andiamo a far scorta d’alcol per i due giorni che ci aspettano. La faccia della cassiera del liquor store che ci vede comprare una quantità di birre e vini per 9 persone per 2 giorni è alquanto divertita, infondo al negozio eravamo in 4 e tutta quella roba poteva essere tranquillamente solo per noi, due bottiglie di rum una cassa da 30 birre, dei sidri per le ragazze, credo 9 bottiglie di vino e un vino in cartone da 4 litri per i momenti di siccità dovrebbero bastare sembra dicano gli occhi della cassiera mentre le diciamo di aspettare un secondo che forse prendiamo qualcos’altro …
Le ragazze intanto sono andate a comprare il cibo, grazie al cielo che loro pensano anche a questo, nel mentre decidiamo di farci una doccia e il solito duello per l’acqua calda vede Davide costretto a farla in un altro posto avendola noi finita tutta e costringendo noi stessi a finire sotto una pioggia d’acqua fredda. All’uscita un dolore inatteso mi parte dalla pianta del piede, abbasso lo sguardo e mi accorgo che le mie amate infradito mi avevano tradito, rompendosi esattamente il giorno prima delle Whitsundays, tre passi dopo esser uscito dai bagni, su una stradina di pietre. L’imprecazione era prossima, ma non avrebbe fatto finire quel dolore che si ha pestando i sassi a passo pesante e a piede scalzo … raccolgo la scarpa traditrice e torno al van.
Piantiamo la tenda e ci accorgiamo che l’albero sotto cui avevamo parcheggiato è il posto più amato da 2 opossum che se lo contendono in maniera piuttosto accesa, proviamo a spaventarli per farli andare via, ma uno di loro si sofferma a fissarmi con quegli occhioni enormi e intesi. Sembra pensare “ ma che vuole questo deficiente?” a vista di quello sguardo ho deciso di demordere e accettare il fatto che avremmo sentito i loro bisticci per tutta la notte.
Nel mentre le ragazze tornano ci deliziano con l’esibizione della carne appena comprata e con la notizia che dobbiamo aiutarle con il barbecue. Unico contributo alla cucina che noi ragazzi siamo stati in grado di dare è stato solo gestire la carne sui barbecue, non proprio pregevole, ma fino a quando le ragazze riescono a deliziarci con i loro piatti non vedevo ragione del perché interrompere la loro bravura.
Io e Giulio a fine barbecue decidiamo di fare un giro a Makay sperando di trovare qualcosa di interessante, ma la città è completamente deserta, solo poche face losche e un taxista rompi palle che, dopo essermi accostato un secondo per comprare due gomme da masticare nel mezzo di una strada vuota, mi viene a dire che non posso fermarmi vicino al marciapiede in quel punto, perché quello è il suo punto … il punto per i taxisti. Mi guardo intorno, non c’è nessuno, nemmeno un’anima e almeno 500 metri avanti e dietro il van c’è spazio libero per fermarsi, prima cosa penso ma che sfiga mi son proprio messo davanti al punto dei taxi ? Poi non riuscendo a vedere la gravità del gesto essendo la citta totalmente deserta, gli faccio va bhè dai vado un secondo al convinience store di fronte e torno tanto non c’è nessuno. A questa mia proposta il tizio si irrigidisce e ne fa una questione nazionale dicendomi, se non lo sposti sono costretto a chiamare qualcuno che lo porti via… giulio nel mentre è in van che vede la scena da fuori … mi girano un po’ le palle, ma non mi va di litigare con uno sfigatissimo taxista che tutto ciò che ha che lo faccia sentire realizzato è il suo stupido taxi point nel bel mezzo di una città deserta. Butto giù il rospo e questi pensieri che avrei potuto tranquillamente esporgli e poi probabilmente passato dei guai, risalgo sul van borbottanto qualche descrizione nei confronti di sua madre, faccio inversione alla prima rotonda più avanti essendo le due corsie separate da un’aiuola, mi fermo esattamente dalla parte opposta al suo fottuto taxy point e vado al mio convinience store. All’uscita mi osserva come per sfida, li ho la conferma che è un dannato sfigato a cui avrei voluto volentieri forare tutte e quattro le gomme. Risalgo in van raccontando il tutto a Giulio, che se la ride.
Tornati a Bucasia la luna è alta sulla spiaggia dove avevamo fatto il bagno poche ore prima, e i colori che offre sono veramente belli, andiamo a fare qualche foto e intravediamo la sagoma di Davide che è perso nei suoi pensieri. Giulio viene fuori con un’escalmazione bellissima e quanto mai sensata. Osserva Davide con aria incuriosita, poi si volta e mi chiede “ma Davide medita? E’ già la seconda volta che si mette a pensare un po’ in dispate” da li Davide è diventato per me il poeta in cerca di ispirazione.
Andiamo a dormire. La mattina dopo ci sveglieremo alle 6, il materassino aveva iniziato a sgonfiarsi, dei dannati uccellacci gracchiavano fastidiosamente, c’è la nebbia e mancano 200 km ad airlie beach da dove dobbiam prendere il tragetto alle 9, ma lo zainetto con il minimo indispensabile per le due notti di campeggio alle Whitsundays è pronto quindi si parte col sorriso anche se il sonno è tanto, faccio da copilota a Tony che temerario si è offerto nuovamente di guidare, gli tengo compagnia mentre gli altri dormono, non è cambiato molto da come tutto era iniziato, ma la vacanza continua …
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